7 Ottobre. 8 Novembre 2009.

Triennale di Milano
PHOTOGRAPHY
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Triennale di Milano


PHOTOGRAPHY

A cura di Andrea Bellini

La Triennale di Milano, in collaborazione con la Galleria Massimo Minini, presenta la retrospettiva di Roger Ballen, a cura di Andrea Bellini: un’ampia selezione di fotografie in bianco e nero dal 1982 al 2009. La mostra documenta il percorso artistico e l’evoluzione estetica di Ballen, da lui descritti come “viaggio alla ricerca di un linguaggio”. Questa grande retrospettiva, la prima in Italia, illustra l’inimitabile stile fotografico di Ballen, mettendo in mostra la sua trasformazione stilistica nel passaggio da un approccio documentaristico ad un soggettivismo profondo e ragionato.

Sconvolgente, affascinante, tenero ma anche brutale, il lavoro di Roger Ballen è certamente uno dei più particolari e toccanti nell’arte contemporanea. Le fotografie di Ballen sono immagini coinvolgenti e seducenti, capaci di colpire a fondo lo spettatore con il loro apparire allo stesso tempo belle e profondamente inquietanti, creando così un senso di alienazione e di rottura. 

Un cupo umorismo e una percezione dello spazio del tutto personale collocano il lavoro di Ballen a metà strada tra una convinta dichiarazione sociale e un approfondito studio psicologico. Nell’ultimo periodo questo si concretizza attraverso una radicale e allarmante forma di soggettivismo, un’analisi psicologica del mondo stesso, che rappresenta l’essenza della politica, dell’ideologia e di noi stessi.

Roger Ballen è il perfetto erede e l’esponente più significativo di una tradizione che passa attraverso il lavoro di Andre Kertesz, Man Ray, Ralph Eugene Meatyard e Hans Bellmer. L’influenza di questi fotografi è sicuramente visibile nelle opere di Roger Ballen, che, come loro, concepisce i suoi lavori come dei veri e propri tableaux vivants, non solo inserendo autentici brani di pittura all’interno dell’opera, ma anche utilizzando oggetti reali come segni astratti, linee o figure dal carattere prettamente pittorico. A sottolineare questa tendenza non mancano inoltre disegni e graffiti che riprendono lo stile di Dubuffet e Twombly sui muri e sulle pareti degli interni.
Tutte le immagini appaiono naturali seppur studiate con grande cura. Combinando in questo modo anarchia e tranquillità, le fotografie suggeriscono un’infinità di significati e associazioni.

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