20 Giugno. 26 Ottobre 2003.

Triennale di Milano
ARCHITECTURE
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Per la prima volta un Dipartimento universitario presenta in modo organico i risultati delle proprie ricerche progettuali su un tema di grande attualità come quello delle periferie urbane e metropolitane e del paesaggio.

La mostra Periferie e nuove urbanità, curata dal Dipartimento di Progettazione dell’Architettura del Politecnico di Milano, propone il superamento del convenzionale concetto di periferia, che riguarda territori investiti in modo incontrollato dai soli processi economici, normativi e gestionali dell’edilizia e dell’urbanistica degli ultimi decenni, ma che in realtà corrisponde a contesti non omologabili e differenziati nella loro irrisolta identità rispetto alla specificità naturale e storica dei luoghi, al valore delle preesistenze e al carattere architettonico delle possibili nuove edificazioni.

Muovendo da una critica radicale al concetto di “città diffusa” e superando la tradizionale dicotomia fra centri storici e periferie, viene posto il problema della qualità dei sistemi territoriali esterni ai nuclei consolidati, cui viene riconosciuto un autonomo potenziale propulsivo di sviluppo economico e di “nuova urbanità” rispetto ai tradizionali centri metropolitani.

Di fronte alla inondazione edificatoria e congestione dei territori metropolitani, il progetto di architettura ripropone e difende il valore pubblico degli spazi naturali inedificati, siano essi boschi urbani e territoriali o terreni coltivati, come fondamentale fattore costitutivo dell’insieme, luogo di vita e non solo distanziatore delle parti costruite, e si cimenta con la preziosità strategica dei manufatti storici e di tutte le singole occasioni di progetto per migliorare non solo la vita di chi ci abita ma anche la qualità dell’insieme.

Frutto di una lunga tradizione di lavoro, l’approccio caratteristico del Dipartimento di Progettazione dell’Architettura nell’affrontare il tema delle periferie è quello morfologico, che considera nelle dinamiche storiche di lungo periodo l’evoluzione del costruito e dell’ambiente naturale dai caratteri originali fino all’oggi e ai suoi possibili futuri. Esso guida sia la diagnostica dei problemi strutturali e qualitativi dell’abitare nell’attuale dispersione degli insediamenti, sia la prospezione di nuovi attendibili assetti che ne delineino la risoluzione in senso civile.

La mostra Periferie e nuove urbanità sottolinea quindi la centralità del progetto di architettura, fondato sulla ricerca scientifica, come strumento di trasformazione dell’assetto del territorio.

La prima sezione, Per una archeologia dell’hinterland, introduttiva alla mostra, affronta i principali problemi della densificazione della periferia metropolitana milanese e del territorio lombardo sia attraverso i progetti e le realizzazioni di maestri della storia dell’architettura moderna e contemporanea, protagonisti della Scuola di Milano, sia con le proposte progettuali presentate dal Dipartimento in precedenti occasioni espositive. Si vuole così proporre un confronto tra la realtà milanese e lombarda e i disegni pensati per un suo sviluppo economico, culturale e sociale spesso assai diverso da quanto avvenuto: un modo, questo, per sottolineare con forza l’importanza dell’architettura per la costruzione della città, anche problematizzando quella qualità di dimensione utopica (di rogersiana “utopia della realtà”) che ha sempre contraddistinto il lavoro svolto nella Scuola.

La seconda sezione, Per nuove urbanità, propone le ricerche e i progetti elaborati dalle attuali sezioni di ricerca del Dipartimento di Progettazione dell’Architettura riferiti alle problematiche più urgenti emerse nel dibattito architettonico e urbanistico di questi ultimi anni. Concentrandosi in particolare sull’area lombarda, ma senza tralasciare altri contesti utili per un confronto, dall’insieme di questi progetti emerge il passaggio delle questioni di riqualificazione urbana da un tradizionale ambito metropolitano a un territorio molto più esteso, già individuato da Giuseppe de Finetti ne Il Ducato di Milano come ambito della metropoli moderna.

Grazie anche allo sviluppo delle reti infrastrutturali, dalle storiche vie d’acqua lombarde ai diversi poli regionali, fino a più puntuali verifiche nell’area milanese, architettura e paesaggio danno vita a un rinnovato rapporto e a nuove possibili socialità.

Intanto, “altre” e sempre meno lontane periferie sono in movimento e reclamano il contributo del progetto di architettura.

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