1 Aprile. 13 Luglio 2003.

Triennale di Milano
FASHION
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A cura di Raimonda Riccini
Progetto di allestimento e progetto grafico: Italo Lupi

Una mostra su Nanni Strada significa rendere omaggio a una delle protagoniste più originali della scena culturale italiana nell’ambito del design, per la rilevanza e l’originalità del suo lavoro e il ruolo pionieristico nel campo del design della moda, di cui è una protagonista di primo piano riconosciuta a livello internazionale. Nonostante il suo successo, l’opera di Nanni Strada non è ancora stata oggetto di una riflessione organica e puntuale. La mostra si propone dunque di colmare quella che appare una lacuna nella riflessione sulle vicende del design italiano, delineando un profilo complessivo della progettista e dei contesti nei quali si inserisce.

Vincitrice di un Compasso d’oro, presente più volte in Triennale con momenti significativi del suo lavoro professionale (dalla partecipazione al settore design della XV Triennale di Milano nel 1973 con il film Il manto e la pelle, alla presenza alla mostra Il design italiano 1964-1990), ha sviluppato una sua ricerca originale e personalissima sempre a stretto contatto con il mondo produttivo, con l’innovazione tecnologica nel campo delle macchine, dei tessuti, dei colori e persino del packaging e della distribuzione. In questo suo percorso ha lavorato per importanti case, firmando collezioni, sviluppando prototipi, realizzando una sperimentazione formale che ha dato vita a un approccio rivoluzionario al vestire. Affermata come disegnatrice di moda, ma in realtà più vicina alle modalità progettuali e al mondo culturale del disegno industriale, Nanni Strada è stata anche accostata alle correnti artistiche del minimalismo e dell’arte povera.

La mostra ripercorre le tappe progettuali e professionali del lavoro di Nanni Strada dagli esordi negli anni Settanta fino alle più recenti ricerche. Il percorso espositivo esalta gli aspetti emozionali degli abiti, non solo attraverso la magia materica e cromatica, ma anche attraverso le particolari invenzioni strutturali e le lavorazioni tecniche messe in atto (flessibilità, comprimibilità, geometria variabile, esasperazione delle misure). Vengono, inoltre, messi in evidenza i concetti e gli aspetti teorici sottesi a ogni singola collezione (la taglia unica, la geometria come regola, la rinuncia alla tridimensionalità, l’invenzione di comportamenti, la massima semplificazione, la bellezza materica).

La mostra si articola in due parti che si integrano a vicenda. La prima è composta da uno “schedario” sull’opera e la ricerca di Nanni Strada, illustrate attraverso undici grandi schede. In ciascuna di queste, impaginate con un taglio fortemente grafico, per sottolineare il carattere progettuale e di design del lavoro di Nanni Strada, viene raccontata una collezione, una tappa della vita professionale della progettista ciascuna corrispondente a un progetto-concetto: Collezione SportMax (1971), Collezione etnologica (1971), Il manto e la pelle (1974), Abito nazionale arabo-islamico (1974), Collezione Oriente-Cina (1976), Collezione Portogallo (1983), Torchon (1986), Collezioni Nanni Strada Design Studio (1986-94), Plì-Plà (1993). Attraverso l’esposizione dei disegni di studio degli abiti, viene mostrato come l’approccio di Nanni strada sia molto più vicino al progetto di design piuttosto che a quello della moda e della sartoria tradizionale. Come dice lei stessa, la creazione dell’abito viene affrontata con “un approccio metodologico tipico del design … A me non è mai interessata la passerella. Mi piace lavorare all’interno delle aziende cercando di scatenare delle energie diffuse”. La seconda espone invece, disposti su una grande pedana inclinata, gli abiti e i capi più significativi della produzione di Nanni Strada. Questa parte sarà di forte impatto emozionale, sia per la qualità degli oggetti esposti, sia per la suggestione dell’illuminazione.

Un filmato, appositamente girato per l’occasione, integra, spiega e arricchisce il percorso espositivo. Si ha modo di rivedere Il Manto e la Pelle presentato alla XV Triennale di Milano del 1973 ma anche, accompagnati dalla viva voce della designer, di esplorare le ragioni profonde della sua professionalità, della sua ricerca e della sua poetica, che la rendono molto vicina al mondo progettuale del design.

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