L'esplosione della città
10 Giugno. 30 Giugno 2005.
Triennale di Milano
ARCHITECTURELa mostra L’esplosione della città è frutto di una ricerca realizzata da tredici gruppi di altrettante università di Italia, Francia, Spagna e Portogallo, coordinati da Antonio Font (Universitat Politècnica de Catalunya), Francesco Indovina (Iuav di Venezia) e Nuño Portas (Universidade do Porto).
Le realtà esaminate e proposte all’interno della mostra riguardano Bologna, Genova, Milano, Napoli, l’area del Veneto centrale che si estende da Vicenza a Mestre, Marsiglia, Montpellier, l’area omogenea transfrontaliera di Donostia (San Sebastian) e Bayonne, Barcellona, Madrid, Valencia, Lisbona, Porto.
La mostra è stata allestita a Barcellona nel settembre 2004 e a Bologna a marzo 2005. Il percorso esposto racconta attraverso quali processi e con quali effetti le tredici aree metropolitane hanno vissuto la loro espansione e profonda trasformazione, analizzando le dinamiche sociali, economiche, territoriali che hanno mutato così in profondità il loro tessuto e fornisce un importante contributo di analisi di respiro europeo sulla complessità di questi temi.
L’edizione milanese della mostra si avvale anche del contributo specifico di analisi da parte della Provincia di Milano e, in specifico, dell’Assessorato al territorio e parchi. Uno spazio espositivo viene infatti riservato ai contenuti del Piano territoriale di coordinamento provinciale, alle previsioni di sviluppo e alla definizione della pianificazione locale d’area: lo studio, cioè, di piani intercomunali che sappiano coordinare gli interessi di una serie di realtà vicine e sintetizzarli a un livello più generale.
Le grandi città europee hanno vissuto negli ultimi decenni un processo di profonda trasformazione che ne ha cambiato il volto e l’anima. La continua espansione fisica ha rotto qualsiasi “cintura” che delimitasse confini una volta percepiti come precisi e definiti, per approdare a dimensioni a scala più vasta, ormai universalmente chiamate area metropolitana. A volte indistinta, a volte più controllata, questa crescita ha modificato la morfologia del territorio, stravolto gli spazi collettivi e individuali incidendo profondamente sulla natura dei rapporti sociali. Aggregare e atomizzare, questa doppia azione si è prodotta su più piani, ad esempio con la creazione di grandi cattedrali del commercio e della distribuzione, parallelamente alla dispersione di abitazioni unifamiliari su aree di nuova espansione. A questo punto sono saltati i riferimenti tradizionali che garantivano a vari livelli l’identificazione degli abitanti con uno spazio fisico storicamente individuato, neanche i centri storici hanno potuto conservare un’identità riconoscibile nel corso del tempo. E se l’evoluzione tecnologica ha permesso di smaterializzare un numero impressionante di attività, rendendo in molti casi ininfluente la presenza fisica delle persone in luoghi determinati, lo smarrimento per il venire meno di una serie di punti cardinali non può che aumentare. Nascono nuove polarità, le amministrazioni più avvedute hanno saputo distribuire su una vasta area importanti funzioni per suddividere i centri motori delle attività produttive e ricreative, ma prevale ancora l’incertezza per un panorama che non ha ancora acquistato una fisionomia riconoscibile e rassicurante. La scommessa presenta quindi una posta molto alta: il governo del territorio, attraverso le sue articolazioni politiche e amministrative, deve dare risposte in termini di sostenibilità ambientale, controllo e sviluppo della mobilità, garanzia di equità sociale, sviluppo economico, a un quadro così radicalmente mutato.
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