28 Aprile 2012. 31 Gennaio 2013.

Padiglione Italiano - Shanghai Italian Center, Shanghai
ARTE
Fullscreen
01/09
02/09
03/09
04/09
05/09
06/09
07/09
08/09
09/09
Stampa
Segnala ad un amico

A cura di Davide Rampello e Studio Cerri & Associati
Progetto di Allestimento Studio Cerri & Associati

Una mostra di arte, artigianato, design e tecnologia italiana nel Padiglione Italiano - Shanghai Italian Center.

Il 18 maggio inaugura con una grande cerimonia di apertura il Padiglione Italiano a Shanghai e la mostra Tradizione Innovazione. L’Italia in Cina curata dalla Triennale di Milano.

Saranno presenti per l’Italia tra gli altri: Corrado Clini, Ministro dell'Ambiente, Giulio Ballio Vicepresidente della Triennale di Milano, Piero Ferrari, Vice Presidente della Ferrari.

In occasione di Shanghai Expo 2010 svoltasi dal 1 maggio al 31 ottobre 2010 La Triennale di Milano ha realizzato per conto del Commissariato Generale del Governo Italiano per l’Esposizione Universale di Shanghai 2010 la mostra La città dell’uomo,
Vivere all’Italiana che ha registrato un’affluenza di oltre 7.000.000 di visitatori (il secondo padiglione più visitato di tutta l’edizione cinese).

Il Governo Italiano ha donato il Padiglione Italiano al Governo della Repubblica Popolare Cinese con la garanzia che il padiglione stesso rimanesse nella sua attuale collocazione e fungesse da centro di scambio culturale e affari tra i due paesi.

Il padiglione Italiano, infatti, è il centro di Shanghai Italian center, cittadella della cultura e della formazione che il governo cinese ha affidato per la gestione a Shanghai Expo Group che ha stipulato un accordo di partnership strategica con la Triennale di Milano. Tale accordo, sancito con il supporto della Municipalità di Shanghai, Shanghai Expo Bureau e il Ministero degli Affari Esteri Italiano, la Commissione Italiana per Expo 2010, il Consolato italiano in Shanghai, ha destinato il padiglione a essere una piattaforma di scambio culturale tra Italia e Cina e ha incaricato la Triennale di Milano di sviluppare un sistema espositivo di rappresentazione della cultura italiana e cinese con un concept e allestimento differente ogni anno per tre anni.

La prima mostra, che si è aperta il 28 aprile 2012 e che ha registrato nelle prime settimane di apertura una media di visita pari a 1500 persone al giorno, ha come titolo Tradizione e Innovazione. L’Italia in Cina e presenta al pubblico cinese l’arte, l’artigianato, la moda, il design e la tecnologia italiana in rapporto alla cultura cinese.

La premessa è che questi due paesi condividono una cultura millenaria, uno sguardo all’arte, all’artigianato, al design sempre rivolto sia alla tradizione sia alla modernità e valori comuni nell’utilizzo dei materiali preziosi, nel rapporto con l’innovazione pur raggiungendo risultati totalmente diversi, ma ai quali il mondo guarda con grande interesse. 

“Questa mostra - dichiara Claudio De Albertis, presidente della Triennale di Milano - conferma l’importanza delle relazioni tra Italia e Cina, due paesi che stanno costruendo intensi legami culturali e sociali oltre a quelli economici. La Triennale di Milano che per storia è tra le istituzioni italiane con maggiore vocazione internazionale partecipa alla costruzione di questi legami attraverso progetti culturali che evidenzino le caratteristiche della storia e della progettualità italiana. L’essere stati chiamati a progettare la mostra permanente del Padiglione italiano è per noi motivo di orgoglio perché è frutto della stima che Expo Shanghai ha nei confronti del ruolo avuto dalla Triennale di Milano nella progettazione della presenza italiana a Expo Shanghai 2010”.

E il Ministro dell’Ambiente Corrado Clini “A Shanghai l’Italia è uno dei Paesi che ha suscitato maggiore interesse durante l’Expo perché ha saputo valorizzare quella particolare combinazione tra innovazione e tradizione che rende unico il made in Italy anche nell’ambiente e nella sostenibilità. Creatori e aziende, inseriti in quel contesto irripetibile di generazione di idee che è la città storica italiana, sono gli ingredienti che consentono di declinare la sostenibilità non solamente nei prodotti ma anche nei processi produttivi e nella qualità della vita”.

Afferma Davide Rampello, curatore dell’esposizione: “Abbiamo evidenziato, con campioni straordinari provenienti da oltre due millenni di storia, i legami tra l’artigianato e l’industria, l’arte e la manifattura di eccellenza o di lusso, il passato e il presente, compiendo un ideale volo d’uccello su un patrimonio che si fa quotidianamente spunto per le creazioni più svariate, nel campo della moda, del design, del cibo, della modernità sostenibile e in generale in ciò che condiziona maggiormente la nostra qualità della vita”. 

La mostra è suddivisa in 7 sezioni:
Le icone d’Italia
Gli ori d’Italia
L’Italia riscoperta: modernità ecologica e sostenibile
La cura della Terra
Dalla Cina all’Italia. Venezia e l’Oriente
La piazza della Gioia
La penisola della Luce

L’ingresso alla mostra ha come protagonista la copia in bronzo del David di Michelangelo che instaura un dialogo silenzioso con la ricostruzione del fronte scenico del teatro Olimpico di Vicenza, opera del Palladio, vera e propria porta di ingresso all’esposizione. A fare da sfondo alle due grandi icone che danno il benvenuto in mostra vi è il moderno arazzo Italia; ispirato alle opere d’arte che hanno come tema la forma del nostro Paese, esso raccoglie “pezzi” di tessuto, nei colori che vanno dai neutri alle terre bruciate, passando attraverso i rossi e gli ori, per raccontare la storia tessile italiana.

L’arazzo Italia è stato reso possibile grazie a Milano Unica - salone italiano del tessuto, e Proposte, fiera internazionale produttori tessuto d’arredamento e tendaggio.

Attraverso il Teatro Olimpico si accede alla sezione dedicata ai gioielli e preziosi, Gli ori d’Italia. Questa sezione vuole instaurare una relazione tra presente e passato accostando le creazioni contemporanee delle grandi aziende del settore, Buccellati, Pomellato, Damiani, Vhernier, a collane, bracciali, spille, anelli delle nobili famiglie dall’antichità romana e greca.

Il decoro parietale di questa sala s’ispira al colore che più di ogni altro è identificativo della casa romana. Le città di Pompei ed Ercolano, infatti, sono note oltre che per la loro struttura urbanistica anche per gli interni delle ville romane dal colore “rosso pompeiano”. A ricordarci questi legami è presente l’Efebo bronzeo di Selinunte, capolavoro datato tra il 480 e il 460 a.C. raffigurante un adolescente nudo o, secondo le ipotesi, Apollo o il fiume Hypsas divinizzato, antico nome greco del Belìce, il fiume che attraversa le province di Agrigento, Palermo e Trapani, in Sicilia. I gioielli antichi sono una straordinaria selezione delle decine di migliaia di manufatti che arricchiscono i musei siciliani. Buona parte di queste collezioni provengono dal Museo Archeologico Regionale Antonio Salinas di Palermo, uno dei più importanti scrigni della Regione Sicilia alla quale si deve un sentito ringraziamento per i prestiti preziosi che ha fornito alla mostra.

Il decoro della sala è poi completato da alcune opere d’arte sacra, che a loro volta rimandano alla grande tradizione artigiana nell’oreficeria.

L’opera guida, in questo senso, sarà esposta a partire dal giugno 2012 ed è una preziosa tela di Bernardo Strozzi che raffigura San Lorenzo mentre distribuisce gli arredi sacri della Chiesa ai poveri. Intorno a essa sono posti alcuni arredi sacri che sembrano essere ispirati, o aver ispirato, quelli dipinti nel quadro dello Strozzi.

La terza sezione L’Italia riscoperta, sviluppata in collaborazione con il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, è caratterizzata dai tre elementi scienza, arte, design.

La modernità avveniristica ha come oggetto-icona protagonista Apollo, un veicolo ibrido alimentato a energia solare progettato dal Politecnico di Milano. Questo veicolo ha la migliore efficienza energetica nella sua categoria e rappresenta un esempio di ricerca sostenibile nella forma e nella funzione.

Il veicolo Apollo ingaggia a sua volta un dialogo con la storia delle machine di Leonardo Da Vinci, nell’affiancamento suggestivo con i modellini realizzati da Giovanni Sacchi, che in quelli qui esposti si è messo alla prova con alcuni classici leonardeschi, tra cui alcune spettacolari Macchine per volare e una vera e propria Bicicletta. Il rapporto tra la tradizione e l’innovazione è risolto in questa sala dalla tecnologia e dall’applicazione delle scienze dei materiali alla vita quotidiana, con una selezione importante, curata dallo Studio Mario Occhiuto Architetture, di oggetti e materiali la cui originalità risiede nel processo produttivo e nella materia di partenza. Vecchi pneumatici, bottiglie di plastica, carta e cartone, alluminio, pietre e vetro vengono fusi, ricomposti, assemblati da aziende innovative per trasformarsi in articoli di design e materiali per l’edilizia.

L’arte presenta una selezione di dipinti di artisti conosciuti e anonimi, una preziosa quadreria ottocentesca siciliana proveniente dalla Galleria di Arte Moderna di Palermo e da altri collezionisti siciliani, che descrivono il paesaggio peninsulare nelle sue differenti articolazioni di centri urbani, campagne e vedute in costante confronto con le best practice nell’ambito delle politiche ambientali di 12 città italiane raccontate in altrettanti video curati dal Ministero dell’Ambiente.

Infine è affrontato il tema della sostenibilità ambientale attraverso una selezione di oggetti quotidiani di design, con particolare attenzione ai materiali di riciclo, di progetti architettonici, di progetti di sviluppo urbanistico. 

Si passa poi alla sezione dedicata alla cultura del cibo. Al centro della sala un albero di ulivo e un campo di grano a soffitto fanno da sfondo alla presentazione da una parte dei prodotti fondamentali della cultura mediterranea: pasta, olio e vino; dall’altra all’arte della preparazione della Tavola.

La sala propone un parallelo tra la storia della tradizione alimentare italiana da un lato – attraverso l’esemplificazione degli universi produttivi della filiera della pasta e del vino – e quella del costume alimentare dall’altro, con la qualità delle mise en place, le straordinarie porcellane della Manifattura di Doccia e le majoliche decorate di Caltagirone. Curata dall’Archivio Storico Barilla, la parete dedicata alle forme della pasta sviluppa una narrazione verticale nella quale sono illustrati i progetti delle differenti paste, le trafile corrispondenti necessarie a dar forma agli spaghetti, alle eliche, ai fusilli e a tanti altri formati.

Intorno al fascino misterioso del vino e all’articolato sistema di simboli e significati che il vino riveste nel corso dei secoli si snoda il filo narrativo che guida il visitatore attraverso le opere d’arte esposte nella sezione dedicata alla cultura del vino, curata dal Museo del Vino della Fondazione Lungarotti di Torgiano. La selezione d’incisioni a tema dionisiaco, eterogenea per epoca, provenienza e sensibilità, documenta il mito di Dionysos.

Oggetti preziosi e raffinati, vetrerie, argenterie, porcellane, appartenenti al Palazzo presidenziale del Quirinale, sono accostati a moderni oggetti di uso comune, pentole, padelle, posate e accessori progettate dai designer contemporanei e realizzate dalle aziende italiane di design. A parete, a fare da “quinta” teatrale alla composizione delle tavole imbandite, il visitatore troverà un’installazione di oltre 500 oggetti Alessi che lo porta dal passato al presente.

Il rapporto tra Italia e Cina è il motivo fondante della sezione successiva curata da Giandomenico Romanelli con la collaborazione di Fondazione Musei Civici di Venezia. In particolare si testimonia l’influenza dell’arte cinese in Italia e attraverso l’Italia in tutta Europa. Vetri di Murano, porcellane, orientalismi nella decorazione, carte da parati e oggetti vari anche in legno laccato, tessuti per arredo e per abbigliamento, accessori.

La ricostruzione, curata dallo scenografo Giancarlo Basili, della cupola della Cattedrale di Santa Maria del Fiore a Firenze, opera del Brunelleschi, introduce al quinto capitolo che vuole rappresentare il concetto di piazza italiana, come centro non solo urbanistico ma come luogo di rappresentazione della creatività e dell’arte italiana.

Al centro, infatti, sono collocate una o più sculture come da tradizione.

Sono presenti in questa sala la ricostruzione dell’Orchestra del Teatro alla Scala, opera di Giancarlo Basili, nel momento di pausa tra un atto e l’altro di un immaginario concerto, e una installazione scenografica Sedia italiana, idea espositiva di Pierluigi Cerri e Alessandro Colombo per dare evidenza sinottica al comparto produttivo del Mobile, una delle eccellenze italiane nella quale trovano espressione i grandi designer italiani e internazionali. Un’enorme “scacchiera” a parete è addossata a un decoro parietale in mosaico alto sette metri ispirato a una piazza di Giorgio De Chirico. Appoggiate a essa sono distribuite 63 sedie, ognuna diversa dall’altra, prodotte nel corso del biennio 2010/11 da aziende italiane su progetto di designer internazionali (Claudio Bellini, Marco Zanuso, Renzo Piano, Martino Gamper, Pierluigi Cerri, Odoardo Fioravanti, Jasper Morrison, Gordon Guillaumier, Patrick Norguet, Fernando e Humberto Campana, Philippe Starck, Ross Lovegrove solo per citarne alcuni). A complemento di questa installazione dedicata al design contemporaneo, sviluppata grazie alla collaborazione con COSMIT – Salone Internazionale del Mobile di Milano – e Federlegno Arredo, sono collocati nove lampadari candelieri: Anastacha di Bruno Rinaldi, Hong Kong di Anki Gneib, Hope di Paolo Rizzatto e Francisco Gomez Paz, LU di Fabio Fornasier, Medusa di Marcello Albini, Minigiogali di Angelo Mangiarotti, Scudo Saraceno Fortuny di Mariano Fortuny, Swivel di Asif Khan, e infine Zabriskie Point di Denis Santachiara.

Fanno da contraltare i Pupi siciliani, icona del patrimonio culturale immateriale, e decine di modelli in legno di oggetti di design realizzati da Giovanni Sacchi che assurgono a sintesi del rapporto tra design, alto artigianato e arte.

Infine la Penisola della Luce, curata da Gian Piero Brunetta, storico del cinema dell'Università di Padova, mostra la storia e la cultura italiana attraverso scene e frammenti del grande cinema italiano. Quattro film originali, realizzati appositamente per la mostra, che citano sequenze cinematografiche da oltre 150 film rendono omaggio ad alcuni dei più grandi registi italiani, tra gli altri Rossellini, Visconti, De Sica, Fellini, Antonioni, Bertolucci, e alcuni attori e attrici del nostro panorama, Totò, Alberto Sordi, Marcello Mastroianni, Anna Magnani, Silvana Mangano, Giulietta Masina, Sophia Loren e altri.

 

La mostra

L’Italia delle icone

La sala delle icone d’Italia dà il benvenuto al visitatore della mostra.

A chi ama e frequenta la storia e l’arte italiana, ma anche a chi non ha con esse dimestichezza e familiarità.

La mostra Tradizione e Innovazione. L’Italia in Cina offre uno spaccato sfaccettato del patrimonio storico e artistico-culturale della Penisola, costruendo un ponte tra ciò che ha reso magnifici i trascorsi del nostro Paese e ciò che tuttora ne costituisce il sistema nervoso produttivo, oltre che artistico.

Evidenzieremo, con campioni straordinari provenienti da oltre due millenni di storia, i legami tra l’artigianato e l’industria, l’arte e la manifattura di eccellenza o di lusso, il passato e il presente. Compiremo un ideale volo d’uccello su un patrimonio che si fa quotidianamente spunto per le creazioni più svariate, nel campo della moda, del design, del cibo, della modernità sostenibile e in generale in ciò che condiziona maggiormente la nostra qualità

della vita. Essere in Cina nel 2012 costituisce per la Triennale di Milano il punto di partenza di un discorso che ci auguriamo si allarghi sempre di più all’Oriente e, con esso, ne raccolga le ambizioni e l’entusiasmo propri di questi anni di irrefrenabile ascesa e motivazione.

Ci auguriamo che questa mostra funga da simbolico “microscopio” del contemporaneo, e che consenta di capire meglio la nostra multiforme modernità indagando i dettagli della tradizione.

Modello del Teatro Olimpico
di Andrea Palladio, Vicenza

Giancarlo Basili, legno, 2010

Voluto dall’Accademica Olimpica e realizzato tra 1580 e 1585, il Teatro Olimpico costituisce il capolavoro estremo di Andrea Palladio, la realizzazione del grande sogno umanistico di ricreare il teatro classico greco e romano.

Rimasto incompiuto alla sua morte, il Teatro è stato ultimato da Vincenzo Scamozzi con le famose scenografie prospettiche raffiguranti le 7 vie di Tebe create per lo spettacolo inaugurale dell’Edipo Tiranno di Sofocle (5 marzo 1585). Capolavoro celeberrimo dell’architettura rinascimentale e ancora oggi luogo esclusivo di manifestazioni musicali e sceniche in alcune stagioni dell’anno, l’Olimpico è il principale attrattore turistico di Vicenza e concorre al suo titolo di Città del Palladio riconosciuta dall’UNESCO.

David
Fonderia d’Arte Tesconi, Pietrasanta
bronzo, 1995

Icona indiscussa del Rinascimento italiano e della perfezione del genio michelangiolesco, la statua del giovinetto è emblema di un’intera civiltà, quella fiorentina di fine Quattrocento e inizio Cinquecento. L’opera in mostra è una copia, gentile concessione del proprietario della Galleria Sapone di Nizza, Antonio Sapone. La statua pesa 1.300 kg e raggiunge i 605 cm d’altezza.

Il materiale adoperato per la fusione a cera persa è una lega di bronzo con titolo 90Cu/10Sn, abitualmente chiamata in metallurgia lega binaria.

A Firenze esiste un’altra statua identica a questa in bronzo, oltre naturalmente all’originale in marmo scolpita da Michelangelo Buonarroti e attualmente conservata all’Accademia. La copia in bronzo fu realizzata per adornare Piazzale Michelangelo, disegnato nel 1865 dall’architetto Giuseppe Poggi su una collina appena a sud del centro storico, a completamento dei lavori di riqualificazione della riva sinistra dell’Arno per Firenze capitale d’Italia.

Il monumento del David fu trasportato sulla sommità del colle da nove paia di buoi il 25 giugno 1873. 

Italia
Angelo Jelmini, Luca Sacchi
tessuti, 2011

Progettato e realizzato da Angelo Jelmini e Luca Sacchi, l’arazzo raccoglie frammenti di materia ad alto contenuto industriale, artigianale e creativo.

I “pezzi” di tessuto, nei colori che vanno dai neutri alle terre bruciate, passando attraverso i rossi e gli ori raccontano, nella loro composizione, la storia tessile italiana. Le lane si fondono con i cotoni, le trasparenze e i ricami evidenziano le tonalità chiare e scure, il tessuto per abbigliamento si unisce al tessuto d’arredamento creando un insieme forte e armonioso. L’italico mare che fa da sfondo è realizzato invece con chiusure lampo, nastri e passamaneria, i blu profondi e i verdi sono illuminati dai bianchi e dall’argento.

Un mare nostrum di grande impatto materico che esprime l’abilità e la ricerca delle aziende tessili specializzate in passamanerie e accessori. L’Italia e il suo mare diventano così un’opera unica ricca di contenuto e di knowhow.

L’arazzo Italia è stato reso possibile grazie a Milano Unica – il Salone italiano del tessile – e a Proposte – Fiera produttori tessuto d’arredamento e tendaggio.

Gli ori d’Italia

La Sala degli ori d’Italia presenta una sinottica descrizione della bellezza italica attraverso l’affiancamento di creazioni artigianali e artistiche antiche e contemporanee, dedicate per l’appunto alla Bellezza di chi le indossa o le utilizza.

Il rapporto fra tradizione e innovazione è reso attraverso la vicinanza fisica di antichi gioielli (collane, pendenti, anelli, orecchini, fibule, monili), recipienti per gioie, profumiere e porta ungenti, balsamari ai fenomenali gioielli creati in epoca contemporanea da quattro aziende italiane. Emblema della vitalità artistica nel campo delle gioie e dei preziosi, Buccellati, Damiani, Pomellato e Vhernier presentano qui una selezione di anelli, orecchini, pendenti, bracciali, spille decorate con diamanti e altre pietre preziose. L’ambiente in cui queste opere

sono esposte è concepito come la stilizzazione di un “interno italiano”.

Il decoro parietale di questa sala s’ispira al colore che più di ogni altro è identificativo di alcune domus romane giunte fino a noi, in larga parte preservate grazie agli eventi storici e geologici che le hanno interessate nel corso del I secolo. Le città di Pompei ed Ercolano sono infatti note, oltre che per la loro struttura urbanistica straordinariamente intatta, anche per gli interni delle ville romane, decorate con una colorazione riconoscibile ovunque ancora oggi e che dal sito ha preso il suo nome: il color “rosso pompeiano”.

Ad arredare la sala, come un’antica camera delle meraviglie, alcune opere di statuaria classica e vari esempi di straordinaria manifattura nell’arte sacra italiana.

L’arte dell’oreficeria

Questa mirabile tela di Bernardo Strozzi (Genova 1581 - Venezia 1644), proveniente dalle collezioni Barberini del Polo Museale Romano, costituisce l’elemento catalizzatore dell’approfondimento dedicato all’oreficeria, un’arte per secoli considerata “minore”. L’opera, realizzata da uno dei più interessanti artisti del Barocco genovese, narra la storia di San Lorenzo, tramandata dalle leggende apocrife, che prima di morire martirizzato, dona ai poveri tutti gli ori e gli argenti, il corredo d’arte sacra in dotazione alla sua Chiesa, e si reca dai suoi carnefici indicando proprio in quei mendicanti i reali gioielli della sua esistenza e della Mater Ecclesia.

Il primo piano è completamente dominato dalla resa elegante e raffinata di turiboli, pastorali, anfore e calici, minuziosamente descritti. La presenza del capolavoro di Strozzi è arricchita da preziosi arredi sacri provenienti da corredi barocchi di chiese romane e del vicereame che fanno da corollario ad alcuni disegni dello straordinario taccuino, conservato all’Istituto Nazionale della Grafica, realizzato tra il 1642-43, da Orazio Scoppa (Napoli 1608-1650), uno dei più importanti maestri orafi del Seicento napoletano, che completano magicamente il senso estetico dello spaccato storico-culturale di questa rapida ma intensa carrellata. 

Gioie di Sicilia

La Sicilia, isola situata al centro del Mediterraneo, è stata sin dalla Preistoria punto nodale di flussi migratori di popoli e di rotte commerciali, che ne hanno profondamente influenzato la storia. Popolazioni di diversa provenienza dai Fenici ai Greci, Romani, Bizantini, Arabi, Normanni, Francesi e Spagnoli si sono avvicendate nel corso dei secoli permeando la cultura autoctona d’influssi artistici innovativi che hanno generato un eclettico patrimonio culturale. La tradizione e l’innovazione, temi di questa esposizione di Shanghai, costituiscono la linfa vitale della cultura artistica dell’isola, in cui l’identità è stata fortemente alimentata dagli scambi con le popolazioni allogene.

Sono proposti in questa sala gioielli storici risalenti ad un periodo compreso tra il IX secolo a.C. ed il XVII secolo, prestati dai numerosi musei che rendono la Regione Siciliana un forziere del patrimonio storico-artistico italiano.

Di tradizione fenicio-punica sono gli orecchini aurei a croce ansata, le collane in vetro, un anello con il simbolo di Tanit. A seguire, un anello d’età greca con effige della Gorgone, d’età ellenistica con teste di ariete, antilopi ed eroti e un esemplare bizantino con anforetta. Infine, anelli romani con l’effige della dea Atena e di Ercole.

Suscitano ammirazione il prezioso esemplare di collana di età romana, in oro e smeraldi ed infine le due raffinate collane auree bizantine. Tradizione e innovazione sono espresse dalle maestranze trapanesi, che utilizzarono il corallo tra il XVI e il XVII secolo nei bracciali con le imprese di Ercole, nello scrigno e nel gruppo raffigurante il Martirio di Sant’Agata. Altri esempi di oreficeria sono i pregiati orecchini a forma di tulipano in oro, perle e smalti.

L’Italia riscoperta:
modernità ecologica e sostenibile

La sala L’Italia riscoperta, sviluppata in collaborazione con il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, è dedicata alla “modernità sostenibile”. Qui la mostra si rivolge all’analisi, con oggetti di design, modellini, quadri e video-installazioni, della triade Scienza - Arte - Design.

Oggetto-icona della sala è veicolo Apollo del Politecnico di Milano: si tratta di un veicolo ibrido a energia solare caratterizzato dalla migliore efficienza energetica a livello mondiale. Il veicolo ingaggia un dialogo con la storia delle machine di Leonardo da Vinci, nell’affiancamento suggestivo con i modellini realizzati dall’artigiano Giovanni Sacchi. Il rapporto tra la tradizione e l’innovazione è in altre parole risolto in questa sala dalla tecnologia, e dall’applicazione delle scienze dei materiali alla vita quotidiana, con una selezione importante, curata dallo Studio Mario Occhiuto Architetture, di oggetti e materiali la cui originalità risiede nel processo produttivo e nella materia di partenza. Dodici video di città italiane presentati nella videoinstallazione raccontano la loro capacità di confrontarsi con progetti di miglioramento urbano, mentre una quadreria di vedute siciliane collega la ricerca tecnologica alla rievocazione di ambienti urbani e agricoli in grande armonia con il territorio.

Apollo, prototipo elettrico solare a tre ruote
Team Mecc-Sun, 2011
Politecnico di Milano, Dipartimento di Meccanica

Il team Mecc-Sun (manager dr. G. Galmarini, supervisore Prof. G. Mastinu) ha progettato, realizzato, provato e portato in gara il prototipo elettrico solare a tre ruote Apollo. Tale prototipo è costituito da una scocca portante in materiale composito (fibra di carbonio rinforzata con resine epossidiche), caratterizzato da due ruote sull’asse anteriore ed una singola ruota posteriore sterzante e motrice; il sistema di trasmissione e quello di sterzo sono integrati nella ruota mentre i pannelli solari sono alloggiati su un profilo alare collocato nella parte posteriore del veicolo. Apollo è stato realizzato nel 2010 come evoluzione prototipo Artemide, che ha ottenuto il prestigioso Autodesk Design Award alla Shell Eco-Marathon® Europe 2009, grazie ad una importante opera di riduzione delle masse, della resistenza al rotolamento e della resistenza aerodinamica.

Alla Shell Eco-Marathon® Europe 2011 Apollo ha stabilito il nuovo record mondiale di 1108 km/kWh (pari a 9757 km/l nel caso in cui il veicolo fosse stato alimentato da un motore endotermico a benzina), infrangendo per la prima volta la barriera di 1000 km/kWh.

Innovare riciclando

Sono qui esposti oggetti e materiali la cui originalità risiede nel processo produttivo e nella materia di partenza.

Vecchi pneumatici, bottiglie di plastica, carta e cartone, alluminio, pietre e vetro, tutto ciò che di usato gettiamo via, è considerato un tesoro e viene manipolato, fuso, ricomposto, assemblato da aziende innovative per trasformarsi in oggetti di design e materiali per l’edilizia pronti a tornare nei cantieri.

Rivive il cartone nella libreria Spanky di Kubedesign, torna sui fornelli l’alluminio riciclato con le pentole Greenline di Ballarini; si indossano le disinvolte Urban Jacket fatte con materiale di recupero e i gioielli ASAP (As Sustainable As Precious) in plastica riciclata al 100%, da abbinare alle linee pure della borsa 3D di Regenesi. L’innovazione nel riuso è il criterio d’ispirazione anche per i materiali edili: l’isolante Isolcell fatto di cellulosa recuperata, i Pavimenti Italiani in graniglia di marmo ricomposto, i rivestimenti Alulife eleganti e glamour in alluminio riciclato, il Cemento foto attivo di Italcementi che abbatte le sostanze atmosferiche inquinanti, e molti altri.

Italian-style sustainable cities

Parlare di città italiane e di sostenibilità significa rievocare l’eredità storica italiana tramandata dalle città medievali e rinascimentali; richiamare i loro edifici, le loro chiese e piazze che rappresentano un modello di sostenibilità con spazi pensati per gli uomini che le abitano, a loro misura.

Le trasformazioni urbane del XX secolo hanno spesso modificato questi equilibri rimasti inalterati per secoli, mettendo in crisi il concetto di centralità dell’uomo nello sviluppo delle città.

Ma da alcuni anni assistiamo a una riflessione profonda su queste esperienze di urbanesimo discutibili. Si cerca di recuperare la qualità di vita indagando la vivibilità dei centri storici e i loro processi costruttivi, per privilegiare di nuovo l’armonia tra l’uomo, la città e l’ambiente.

Le dodici città italiane presentate nei video – Cosenza, Bologna, Lucca, Padova, Parma, Pavia, Perugia, Salerno, Siena, Siracusa, Spoleto e Trieste – raccontano, per dettagli e viste d’insieme la loro storia e le loro identità; la loro capacità di confrontarsi con progetti di miglioramento urbano, inserendoli in centri storici di apparente fragilità.

Modelli leonardeschi di Giovanni Sacchi
Triennale Design Museum di Milano

In più di sessant’anni di attività, l’artigiano Giovanni Sacchi (1913-2005) ha realizzato centinaia e centinaia di modelli in legno per i più importanti designer italiani, da Nizzoli a Zanuso, da Rossi a Sapper. Questi modelli consentono di vedere il progetto come un work in progress, come progressivo avvicinamento al risultato finale.

Essi valorizzano le maestranze artigianali coinvolte nel processo di lavorazione di un prodotto e ricordano che il design è espressione della cultura del fare, e raccontano al contempo come il progettista ha affrontato e risolto di volta in volta i problemi che si manifestavano nel corso della realizzazione del progetto. I modelli leonardeschi di Sacchi sono realizzati in legno, in scala reale, e sono funzionanti. Sacchi li ha creati con le tecniche che avrebbe usato Leonardo, lavorando il legno in modo antico, manualmente, con scalpelli e sgorbie, senza ricorrere a tecnologie contemporanee. Ciò li rende ancora più preziosi e interessanti: non semplici omaggi a uno dei grandi geni della creatività italiana, ma anche una dimostrazione critica – a suo modo rivelatrice – di come Leonardo progettava e lavorava. 

La Piazza della Gioia

La piazza italiana è ispirata al connubio di arti e socialità: quella che si presenta in questa mostra è una piazza idealizzata, nella quale il cittadino come il visitatore possa trarre ispirazione per la propria esistenza quotidiana, condividendo in quel luogo gli ideali politici e sociali della comunità attraverso le grandi architetture, le opere d’arte pubblica, le manifestazioni artistiche, all’insegna di quell’ebbrezza che solo il “culto” del bello può dare.

La ricostruzione della cupola della Cattedrale di Santa Maria del Fiore a Firenze, opera del Brunelleschi, dà il benvenuto alla piazza italiana, centro delle rappresentazioni pubbliche, della creatività e dell’arte. Sono presenti in questa sala la ricostruzione dell’Orchestra del Teatro alla Scala di Milano, nel momento di pausa tra un atto e l’altro di un immaginario concerto; l’installazione progettata da Pierluigi Cerri e Alessandro Colombo di una sessantina di sedie di design italiano che rappresentano i pezzi di una enorme scacchiera appoggiata a una piazza metafisica dechirichiana; un teatrino dell’Opera dei pupi siciliani, icona del patrimonio culturale immateriale italiano; e decine di modelli in legno di oggetti di design realizzati da Giovanni Sacchi che assurgono a sintesi del rapporto tra design, alto artigianato e arte.

La statua della Menade-Baccante istruisce il pubblico al culto dell’ebbrezza per il Bello.

Modello della cupola di Santa Maria del Fiore
di Filippo Brunelleschi, Firenze
Giancarlo Basili, 2010

Iniziata nel 1420 e terminata nel 1436 (esclusa la lanterna, collocata nel 1471), la Cupola di Brunelleschi è un capolavoro architettonico del Rinascimento italiano, che coniuga in modo perfetto la qualità estetica e l’innovazione tecnologica.

È la più grande cupola in muratura del mondo realizzata senza l’ausilio di strutture di sostegno.

Per compierla Brunelleschi ideò una serie di macchine e di soluzioni progettuali totalmente innovative. La Cupola segna non soltanto l’inizio del Rinascimento e la riscoperta dei modelli costruttivi antichi, ma anche quella separazione fra i ruoli del progettista e del costruttore, ancora oggi in uso, che dà l’avvio all’architettura moderna.

All’interno la Cupola è decorata con il grandioso affresco del Giudizio universale, iniziato nel 1572 da Giorgio Vasari e terminato nel 1579 da Federico Zuccari.

L’opera dei pupi

L’opera dei pupi è il teatro tradizionale delle marionette siciliane le cui origini risalgono all’Ottocento. Nel 2001 l’Unesco l’ha proclamata Capolavoro del patrimonio orale e immateriale dell’umanità inserendola nella World Heritage List. Il repertorio dell’opera dei pupi rimanda alle Chansons de geste antico-francesi; gli spettacoli mettevano in scena, a puntate, lunghi cicli narrativi.

Il puparo seguiva un canovaccio che variava di volta in volta dando voce alle istanze sociali e alle tensioni storiche.

I pupi – costruiti usando legno di faggio, alpacca e stoffe colorate – sono un prodotto artigianale di straordinaria fattura, le cui tecniche di costruzione sono affidate ad operatori specializzati.

Questi saperi si trasmettono ancora oggi oralmente all’interno delle compagnie di pupari e delle botteghe artigiane.

In Sicilia si distinguono due scuole, quella di Palermo (Sicilia occidentale), dove i pupi sono alti 90 cm e hanno ginocchia rigide, e quella di Catania (Sicilia orientale).

I pupi esposti provengono dall’area di Catania, sono alti 130 cm e sono manovrati da un ponte dietro il fondale.

I personaggi si identificano grazie alle insegne incise su scudo, corazza ed elmo.

Sedia italiana

Da un’idea espositiva di Pierluigi Cerri e Alessandro Colombo, è presentata qui una delle eccellenze italiane in cui trovano espressione i grandi designer internazionali. Un’enorme libreria a parete (addossata alla scenografia Omaggio a De Chirico, opera di Giancarlo Basili), ospita oltre sessanta sedie, prodotte da aziende italiane su progetto di designer internazionali. Questa installazione testimonia la vitalità dell’industria dell’arredamento in Italia e la sua capacità di “interiorizzare” la creatività contemporanea, farne innovazione rispettosa di una tradizione manifatturiera per certi versi unica al mondo.

Teatro alla Scala di Milano

L’apparato scenico Prove d’orchestra, ideato dello scenografo Giancarlo Basili, propone l’Orchestra del Teatro alla Scala di Milano in un’immaginifica interpretazione verticale, nella quale sedute, leggii e strumenti sono “fotografati” a riposo, nella pausa tra un atto e l’altro di un concerto. Nella terrazza in quota sono collocati abiti di scena disegnati dagli stilisti italiani Gianni Versace e Ottavio Missoni per, rispettivamente, la Salomè (stagione 1986/87) e Lucia di Lammermoor (stagione 1982/83).

Oltre alla loro eleganza, queste creazioni testimoniano un rapporto proficuo di collaborazione tra il mondo della moda italiana e le rappresentazioni artistiche, rapporto caratterizzato da continue ibridazioni e mutui influenzamenti.

Gli abiti, elegantemente tessuti non solo con filati tradizionali ma anche con fili metallici, sono esposti a corredo di una Armatura da parata cinquecentesca finemente cesellata, prestito del Museo Poldi Pezzoli di Milano.

L’armatura sarà poi sostituita, nel mese di giugno 2012, da altre due Armature lombarde da Pompa, provenienti dalla Collezioni Odescalchi. Esiste pertanto un fil rouge che collega la ricerca dell’austera eleganza tipica delle cerimonie rinascimentali con quella assai più informale delle sfilate della moda italiana.

La penisola della luce

Good morning Italy!

A partire dallo sguardo pieno di curiosità della star cinese Zhao Tao, stella del film Io Sono Li di Andrea Segre, il video si sviluppa come un viaggio alla scoperta del paesaggio italiano, artistico, geografico, storico e umano.

La bellezza è il leit-motif del film.

Vi sono 4 capitoli: Viaggio attraverso la bellezza del paesaggio italiano; La bellezza delle città, da Venezia a Palermo; Stile italiano delle celebrità; Momenti chiave della storia d’Italia.

Con alcune scene tratte dai capolavori di Blasetti, Rossellini, Visconti, De Sica, Fellini, Antonioni, Rosi, Bertolucci, Olmi, Pasolini, da Roma città aperta a Ladri di biciclette a La terra trema, Senso, Il Gattopardo e La dolce vita, 8 e 1/2, La ciociara, Il sorpasso, La vita è bella, fino ai registi della nuova generazione, da Moretti a Tornatore, i video cercano anche di rendere omaggio a divi e attori, da De Sica a Totò, Sordi, Mastroianni, Volonté, Giannini, Gassman e Benigni. E in particolare le dive e le attrici del cinema muto, da Bertini e Borelli, passando per Magnani, Valli, Mangano, Lollobrigida, Loren, Masina, Sandrelli, Muti, a Bellucci, che hanno contribuito, meglio di qualsiasi attività diplomatica, a rappresentare e a far conoscere gli italiani nei loro personaggi e nelle trasformazioni dell'Italia nei suoi mille diversi aspetti.

Collezione Giovanni Sacchi

Il mondo legato alla cosiddetta “cultura del progetto” italiana è reso qui attraverso una serie apparentemente infinita di “meta-oggetti”: si tratta delle decine di modellini, alcuni piccolissimi, di oggetti di design industriale realizzati dall’artigiano Giovanni Sacchi insieme o per altri famosi designer novecenteschi.

La cura della Terra 

Questa sala propone un parallelo tra la storia della tradizione alimentare italiana da un lato – attraverso l’esemplificazione degli universi produttivi della filiera della pasta e del vino – e quella del costume alimentare dall’altro, con la qualità delle mise en place della tradizione italiana e le straordinarie manifattura antiche, moderne e contemporanee: dai crateri alle anfore panatenaiche, passando per le maioliche della Manifattura di Doccia o le porcellane di Caltagirone.

Questa sala straordinariamente ricca è la vera e propria Wunderkammer della mostra Tradizione e Innovazione: qui giunge al culmine il rapporto dialogico tra patrimonio culturale e creatività artigianale e industriale italiana.

Pasta italiana, le forme del gusto

Barilla iniziò a produrre pasta nel 1877, con un rudimentale torchio di legno.

Da quel momento la storia aziendale è segnata dalla continua ricerca della qualità del prodotto e dell’innovazione tecnologica, che portano la Barilla a essere ancora oggi all’avanguardia nella produzione della pasta. Molte tecnologie oggi comunemente utilizzate per la produzione della pasta sono frutto di invenzioni avvenute all’interno della Barilla. Come l’applicazione, nel 1956, del teflon alle trafile per la formatura della pasta, con modalità in grado di donare a tutti i formati una bella tonalità gialla ambrata.

La trafila assume caratteristiche peculiari per ogni diverso formato da produrre.

La serie che viene esposta in mostra è composta da 15 trafile, selezionate all’interno della ricca collezione custodita dall’Archivio Storico Barilla, relative sia a formati tradizionali (come spaghetti o fusilli), che innovativi (come le caserecce o le eliche).

Parlare dei vari formati significa definire – anche attraverso modelli matematici – le diverse forme del gusto, poiché la pasta è l’unico alimento in grado di assumere differenti sapori in funzione della propria forma e della conseguente capacità di trattenere il sugo. In Italia si contano più di 300 formati di pasta, classificabili in paste fresche o secche, lunghe o corte, piene o bucate, fini, ricce, lisce, rigate, a dimostrazione di come l’arte della pasta si sia sbizzarrita nei formati, che sono i veri mattoni di ogni costruzione gastronomica. 

Le porcellane di Casa Savoia

I servizi qui allestiti fanno parte della “Vasella” conservata nel Palazzo del Quirinale, la splendida raccolta di porcellane, argenti e cristalli destinati alla tavola reale e acquisiti dai Savoia all’indomani dell’ingresso ufficiale a Roma del primo re d’Italia Vittorio Emanuele

II il 2 luglio 1871, poi entrati a fare parte della Dotazione Presidenziale.

Per illustrare la mise en place in differenti occasioni conviviali sono stati selezionati tre servizi creati per i sovrani dalla Manifattura Ginori di Doccia, fondata nel 1737 dal marchese Carlo Ginori Lisci. Gli elementi da tè, caffellatte e caffè dalle linee sobrie ed eleganti, con dorature, bordo blu e stemma coronato in rosso e oro, appartengono al Servizio per il Treno Reale, il convoglio utilizzato da Umberto I e Margherita. Su di un tavolo si dispongono alcuni straordinari pezzi del Servizio da dessert detto “di Umberto I” con frutti dipinti in policromia e rami, foglie e insetti in oro o platino a rilievo realizzati con la tecnica del pâte sur pâte, vanto della fabbrica fiorentina, ispirati al japonisme. Il tavolo per otto “all’imperiale” è stato allestito con pezzi del raffinato Servizio da Ballo, ornato da filettature dorate e dalla corona reale a decalco e arricchito in qualche elemento da motivi naturalistici e a traforo. Richiamano lo stile prediletto da Margherita gli elaborati decori rocaille con putti e stemma del bel piatto da portata per il pesce.

Alessi. 90 anni di ricerca nel campo delle arti applicate

Questa installazione di oltre 500 oggetti Alessi porta il visitatore dal passato al presente, sospingendolo verso il futuro: fra tradizione e innovazione. Il progetto più remoto è il servizio da tè e caffè Ottagonale, disegnato da Carlo Alessi nel 1938. Fra i più recenti vi sono i cestini Hellraiser di Karim Rashid o il servizio da tavola Dressed di Marcel Wanders. Il primo servizio Ottagonale è stato prodotto in ottone, nella piccola manifattura aperta da Giovanni Alessi nel 1921. È stato riedito nel 2011 in acciaio inossidabile, per ricordare una produzione estranea alla cultura del design patinato, attenta alla funzione, alla correttezza produttiva e ai costi di produzione. Vi sono poi oggetti mai usciti dal catalogo, evergreen dal linguaggio universale come il cestino a filo 826 del 1948 o lo shaker 870 del 1957.

La parte più formidabile di questa dialettica fra tradizione e innovazione è però rappresentata dagli oggetti nati dalle collaborazioni con i designer.

Nel 1970, con l’ingresso in azienda di Alberto Alessi, i prodotti hanno iniziato a essere disegnati, divenendo portatori di un valore non solo funzionale, ma anche poetico ed emozionale.

Dalla Cina all’Italia. Venezia e l’Oriente

Si dice sempre che L’Oriente in generale e la Cina, in particolare, hanno costituito uno dei grandi orizzonti intellettuali letterari e d’arte sui quali si è esercitata e ha sognato l’intera cultura dell’Occidente in nome di un amore per l’esotico che è sempre stato radicato in sensibilità dotte così come nelle fantasie popolari.

Il viaggio di Marco Polo (1271-1295) è certo all’origine della grande attenzione e curiosità del mondo veneziano nei confronti dell’Oriente lontano e della Cina in particolare.

A partire dal primo Settecento, il gusto e la moda cinese che si diffondono in tutta Europa, e i prodotti artigianali di quel mondo alimentano un nuovo e inedito interesse che non è però fatto solo di oggetti e prodotti commerciali: il trionfo della cineseria (come viene presto definito l’universo di oggetti d’uso, decorazioni, giardini, elementi d’architettura, suppellettili per la casa, stoffe e abiti…) nell’intera Europa e a Venezia è fatto anche da un panorama di segni e figure, di paesaggi e di architetture e, soprattutto, da alcuni elementi semplici e stilizzati che hanno contraddistinto in maniera inconfondibile un gusto e un’appartenenza geografica e culturale. Ombrellini e pagode, ponticelli di legno e pini marittimi, cappellini a cono e cipressi, tempietti e ciliegi fioriti, qualche palmizio, un turibolo d’incenso, babbucce, la pettinatura d’un mandarino, tazze da tè; spesso questi elementi galleggiano su un fondo astratto – puro colore laccato, nero luminoso, oro, serpentine, qualche ibis ad ali spiegate… – con la grazia senza peso di un’isoletta di sughero; sono i segni della “cinesità” e la cineseria come condizione dell’esistere e del conoscere, come stile di vita inimitabilmente elegante e frivolo, ma colto, raffinato, lieve come un petalo di crisantemo ed elastico come una canna da pesca.

Lacche e stoffe

A partire dal XVII secolo inglesi e olandesi, francesi e italiani si impegnarono per fare della cineseria un importante business. Ci furono porcellane, vetri, lacche, stoffe e così via prodotti in Oriente cercando di venir incontro ai gusti dell’Occidente, alla sua fame di Cina e cineserie; e, viceversa, chi in Occidente tentò di imitare le cose orientali con materiali analoghi, affini, derivati, mimetizzati: ne uscirono buffonerie e pastiches, galanterie e scherzi, ma non è detto che questo “pittoresco” non comportasse studio, sperimentazione, progressivo avvicinamento a una perfezione tecnica. La lacca veneziana del Settecento, così come ogni lacca europea, è, appunto, un prodotto di imitazione. Essa si differenzia da quella cinese e giapponese per materiali e lavorazione, così come per purezza e qualità (che mai giunge ad eguagliare nella smagliante lucidità dei neri, dei rossi, degli ori la resistenza e l’intensità delle tinte di cui andavano celebri i prodotti orientali). Ma la lacca veneziana del Settecento crea un genere per certi versi originale: essa mescola caratteri illustrativi, soggetti, invenzioni che la rendono celebre e che nel brio delle figurine, nei paesaggi astratti, nelle sintetiche scenette cortesi sia urbane che agresti rivela di potersi misurare – almeno nella felicità d’invenzione – con i migliori prodotti d’Oriente.

E così si potrebbe dire anche per altri materiali: le stoffe, ad esempio, così come la moda: tanto che dai prodotti originali si trassero ispirazione e modelli per un gusto “cinese” ricco di draghi e paesaggi, diffuso e fortunato che andava dalle tappezzerie all’arredo, dai vestiti ai costumi.

Le feste e il teatro

La festa pubblica è sempre stata a Venezia un momento importante nella vita e nella stessa immagine della città. Feste nella Piazza di San Marco e negli spazi aperti (i campi); ma anche feste sull’acqua, con sfilate di barche decorate nei modi più fantasiosi e imprevedibili: mostri marini e geni infernali, scene mitologiche e allegorie, battaglie e rievocazioni storiche. Le realtà lontane ed esotiche hanno sempre ispirato gli addobbatori e gli scenografi incaricati di dar vita a questi mondi irreali in cui la ricchezza degli addobbi faceva a gara con l’originalità delle invenzioni.

Le realtà lontane e conosciute solo dai resoconti di viaggio o dalle fantasie dei letterati comprendevano anche i continenti situati nelle favolose mappe della terra ai quattro angoli del globo: l’Europa, l’Asia, l’Africa e le Americhe.

Restano celebri, perché raffigurate in serie di incisioni molto fortunate, le raffigurazioni della Cina portata in trionfo dall’Asia, soggetto realizzato come addobbo di una grande bissona (con questo nome, cioè grande biscia, si designavano queste speciali barche da sfilata) nell’anno 1716 tra la generale ammirazione.

Anche il teatro veneziano del Settecento mise in scena a più riprese opere in prosa o in musica di soggetto orientale e cinese: la più celebre in assoluto fu forse la fiaba Turandot scritta da Carlo Gozzi (e musicata nel primo Novecento da Puccini) e l’altra, sempre di Gozzi, Zobeide. Ma anche il grande Carlo Goldoni mise in scena lavori con analogo soggetto orientale. Gli scenografi e i costumisti avevano allora modo di dare spazio al loro talento in ricostruzioni di fantasia di città e architetture esotiche.

Vetri e porcellane

Il vetro è uno dei prodotti e delle forme d’arte più celebri e ammirati nella storia di Venezia. L’attività, insediata nell’isola di Murano, vanta più di mille anni di successi e di fama universalmente riconosciuti. Anche il vetro, nel corso di questa storia gloriosa, ha conosciuto stagioni più o meno fortunate caratterizzate dal gusto dell’imitazione.

Nel nostro caso l’imitazione riguarda non solo la forma del prodotto (bicchiere, tazza, piatto, figurina, vaso) ma anche il materiale: il vetro detto lattimo è infatti un vetro bianco come il latte (da cui il nome) e che dà la perfetta illusione della porcellana. Conosciuto fin dal XV secolo, questo particolare prodotto fu assai stimolato verso l’imitazione (o, forse più correttamente: mimetizzazione) allorché arrivarono a Venezia porcellane cinesi molto apprezzate per la delicatezza della lavorazione, del decoro, della forma.

Si conservano ancora numerosi esemplari di questi materiali che potevano addirittura essere mescolati nelle collezioni e nei salotti con i modelli originali senza dare scandalo e, anzi, riuscendo a sostenere il confronto.

Più complicato forse il caso delle porcellane e, in generale, delle maioliche.

Qui il flusso dei materiali pare essere stato duplice: dall’Oriente verso Venezia e viceversa. Le due realtà produttive alimentarono infatti linee di lavorazione ciascuna “al modo di” per rispondere ai due mercati per così dire “paralleli”.

Ma i motivi cinesi e giapponesi anche in questo caso facendo ricorso ai fortunati elementi decorativi e illustrativi tanto diffusi (pagode, mandarini fumatori, ombrelli a padiglione, pescatori, uccelli in volo…) contribuirono assai efficacemente ad aggiornare i caratteri e il gusto di un’eleganza e ad uno stile di vita “alla moda”, presto diffusi anche in altre realtà geografiche sia in Italia (tra tutte Torino e la corte dei Savoia) che altrove, come in Germania.

Cartografia

Conoscere e descrivere l’Oriente lontano è solo l’approdo finale della cartografia antica dedicata a questo soggetto.

Alimentare la fantasia e dar forma ai racconti e alle testimonianze dei viaggiatori, interpretando e cercando di rendere credibile l’incredibile è un’eredità del favolistico mondo medievale che nella cartografia antica continuerà a trovare spazio almeno fino ai grandi viaggi di esplorazione e alle celebri scoperte geografiche. Ma anche fornire strumenti di riferimento ai mercanti, ai viaggiatori, ai missionari era un’esigenza sentita: ecco allora la vasta produzione di carte nautiche, portolani, planisferi, mappamondi (e relativi volumi di spiegazione e illustrazione).

Venezia è stata sempre una piazza di produzione ed edizione cartografica assai importante, specie con l’avvio della pubblicazione a stampa di tali elaborati, ma non possiamo dimenticare – a conferma dell’alta considerazione, anche ideologica e celebrativa, affidata alla rappresentazione cartografica – che una delle sale più importanti di Palazzo Ducale era ed è decorata con una grandiosa cartografia delle varie parti del mondo con segnati i viaggi dei maggiori navigatori ed esploratori veneziani.

Vincenzo Coronelli, frate francescano attivo nel convento dei Frari, riuscì a fine Seicento a montare e a dirigere una importante industria cartografica che produsse una vasto catalogo di opere assai fortunate, sia opere originali sia rifacimenti di carte elaborate e pubblicate da altri. Il tema dell’Oriente estremo ricorre naturalmente anche nella produzione di questo come di altri ateliers cartografici. I dati scientifici delle rilevazioni, quelli forniti da viaggiatori e studiosi (tra tutti, naturalmente, Padre Matteo Ricci e i gesuiti) e dalle descrizioni dei geografi si mescolano ancora con quelli mitici e letterari di un sapere arcaico, assai spesso non privo di intuizioni curiose e di fortunate anticipazioni.

By A Web Design

TAGS shanghai

I nostri canali