Quello che le borse raccontano
Culture, costumi e società nelle immagini di un reportage internazionale
20 Settembre. 30 Settembre 2007.
Triennale di Milano
MODALa mostra rappresenta la sintesi di un progetto culturale e sociale fortemente voluto da Francesco Biasia, azienda di accessori in pelle, per celebrare in modo speciale un importante traguardo: il Trentesimo Anniversario.
Francesco Biasia, fin dalle prime campagne pubblicitarie degli anni Novanta, ha sottolineato una particolare predisposizione nei confronti dell'arte fotografica affidando la propria comunicazione a fotografi di spicco nel mondo della moda.
Per questo motivo, si è scelto di utilizzare la fotografia come strumento per sviluppare l’aspetto culturale del progetto: un'indagine sulle culture, i costumi e le società di alcuni Paesi condotta attraverso immagini che documentano come l'accessorio-borsa viene utilizzato, indossato e vissuto nel mondo.
Le nazioni prescelte: Italia, Colombia, Giappone, Iran e Namibia per studiare cinque diverse, e contrastanti, aree geografiche. Cinque fotografi dell'agenzia Contrasto - Francesco Cocco, Fabio Cuttica, Daniele Dainelli, Stefano De Luigi, Riccardo Venturi, - hanno raccontano le molteplici valenze della borsa, cogliendola sia sotto forma di ‘semplice’ accessorio (evidenziando il materiale, la forma, il contenuto), sia sotto forma di messaggio, un oggetto da esibire che sottintende alla personalità di chi lo porta.
Francesco Cocco, osservando le borse che ‘sfilavano’ in occasione del Fuori Salone di Milano, è riuscito a fissare il fermento, il dinamismo, l'internazionalità di quei giorni, in un'atmosfera senza tempo e senza spazio che caratterizza i luoghi elevati a crocevia culturali.
Fabio Cuttica si è invece concentrato sugli Arhuacos, un gruppo etnico amerindio che vive nell'estremo nord della Colombia. Seguendo un loro rappresentante, Wilbert Mestre, incaricato della commercializzazione del loro prezioso ‘caffè de la Sierra’, Cuttica ha raccontato come questa etnia si sia organizzata per riconquistare le loro terre sacre, usurpate prima dai conquistatori spagnoli e poi dai vari coloni. Nelle loro mochilas, le borse in fibra d'agave fabbricate dalle donne e decorate con disegni i cui colori simbolizzano gli elementi naturali da mantenere in costante equilibrio, conservano i loro pochi averi e il poporo - un piccolo recipiente di zucca nel quale è contenuta la polvere di calce da mischiare al grumo di foglie di coca.
Gli scatti di Daniele Dainelli ci trasportano invece nella frenesia, nel ritmo, nella creatività delle affollate strade di Tokyo, dove capita di imbattersi nelle Classic Gothic Lolita, ragazze che ricordano bambole di porcellana in stile vittoriano, nelle Elegant Gothic Lolita, creature romantiche dall'abito in tonalità pastello rosa e bianco e calzettoni di cotone in stile baby, pochette bonton e orsetti di pezza, e negli Aristocratic Gothic Lolita, pubblico unisex dall'abbigliamento più raffinato e elegante. In questa selva di accessori di ogni foggia, materiale e colore, è curioso notare che anche gli uomini utilizzano le borse, quelle griffate, superfashion, pensate solitamente per un pubblico femminile.
Probabilmente l'apice dell'indagine è raggiunta dal lavoro di Stefano De Luigi. La sua ricerca si è svolta tra il nord e il sud di Teheran, tra le donne ‘imperfettamente’ velate con borse sgargianti e firmate, e tra quelle che garantiscono la ‘sicurezza morale nella società’, con le borse nascoste sotto i veli neri.
Il quinto fotografo, Riccardo Venturi narra un paese ricco di contrasti e di bellezze naturali, la Namibia, attraverso le immagini di alcuni dei suoi abitanti, gli Himba e gli Herero. Sono immagini poetiche, calde e colorate, in cui i contenitori tradizionali per l'acqua, per il cibo e per trasportare i bambini si affiancano a moderni zainetti. Il segno di culture che si fondono, si contaminano, seppure in ambienti che mantengono inalterati i loro tratti originali. Il senso della mostra è quindi quello di far riuscire a parlare della borsa non solo in quanto oggetto, ma caricandolo di significati affettivi e sensoriali in grado di generare emozioni che verranno sperimentate direttamente dalle persone che visiteranno la mostra.
Il reportage ha prodotto 10 fotografie per ogni fotografo, per un totale di 50 immagini.
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