14 Aprile. 19 Aprile 2010.

Triennale di Milano
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Bella sfida l’architettura dell’infinito, il progetto del Vuoto, il cortocircuito tra le regole della Natura e quelle dei transiti, delle merci e dei containers. In mezzo ci sono la forza del mare, lo sperdimento del cielo, le forme mutevoli del vento, l’energia la curiosità e le passioni degli uomini.

Ultrafragola racconta l’Oceano e il viaggio su una nave cargo con le parole di Marco Ciriello e le immagini di Maria Vittoria Trovato. Un’installazione suggestiva costruita intorno a un container, il deposito per eccellenza che scivola lungo i mari, cellula trasversale delle molte contraddizioni della modernità, oggetto cult per l’architettura più sofisticata, vita nuda e ospitalità per chi non ha tetto, cammino delle merci nella globalizzazione produttiva.

Un luogo mentale oltre che spazio funzionale. Il lungo viaggio dei due autori comincia a Buenos Aires e finisce ad Amburgo. Nelle immagini e nella scrittura ci sono gli spazi assoluti e dilatati e c’è la vita minima, gli interni fra le lamiere protettive e insidiose della nave, le persone impegnate in una quotidianità estrema e singolare. L'installazione video è allestita nei 3 metri x6 in un container che ha solcato i mari: sulle pareti laterali l'oceano, davanti il ponte della nave, l’equipaggio, i dettagli del viaggio. Il rumore, le parole dello scrittore, l'odore della salsedine, gli schizzi delle onde riprodotte da un effetto di nebulizzazione, e le sedute su vecchie bobine di legno per avvolgere i cavi marini, accompagnano il visitatore in una performance sensoriale. Nel trionfo delle produzioni, nel pieno della bulimia di oggetti e comunicazione, l’installazione di Ultrafragola offre uno spazio essenziale di compensazione, contemplazione e silenzio che non è sottrazione ma intimità.

Per il tramite di un animale di metallo scivola lo sguardo sul filo dell'orizzonte, sotto cieli immensi, nuvole che inventano geometrie e architetture mutevoli nel paesaggio, relazioni tra persone che si misurano con il limite. Sensibilità che ricordano le nuvole e cieli cari a Ettore Sottsass, un esempio con il suo pensiero semplice e mai banale, con la sua natura curiosa che gli ha permesso di giocare con lo spazio e di trascinare nelle sue case e negli oggetti il mondo visto e conosciuto. Dopo la videoinstallazione “Refugee Hotel” proposta nel 2009 sempre alla Triennale Bovisa, dedicata ai motel americani che accolgono i profughi, Ultrafragola continua le sue incursioni nei luoghi di confine umano e formale, nelle pieghe delle prossimità e delle distanze, e sceglie una estraneità all'ovvio e al presente per rilanciare e rimettere in circolo la speranza, con la forza dell'oceano che riempie di senso e significato molte vite che rischiano di apparire solo vuoti containers.

“Questo progetto, nato da una idea condivisa con Cristiana Colli – dice Didi Gnocchi, direttore di Ultrafragola Channels – conferma la nostra linea editoriale attenta a cogliere le provocazioni e le esperienze artistiche legate alla scrittura, alla fotografia, all’installazione. Senza dimenticare che i progetti e i luoghi sono prima di tutto metafore, matrici del linguaggio che raccontano storie di vita.” 

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