28 Settembre 2005. 29 Gennaio 2006.

Triennale di Milano
ARTE
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Curata da Gianni Mercurio e Julia Gruen, la mostra si qualifica come una delle più grandi esposizioni retrospettive al mondo, dedicate al grande artista americano e comprende circa cento dipinti, quaranta disegni, numerose sculture e opere su carta di grande formato. Una vasta documentazione fotografica, circa seicento immagini, documenta inoltre il contesto attorno a cui è nata e si è sviluppata la sua arte.

L’attività artistica di Haring prende forma nell’arco di una sola decade, dal 1980 al 1990. In questo breve periodo la sua frenetica attività lo ha portato a produrre una mole molto vasta di opere, costituita da wall drawing metropolitani, tele, disegni, sculture, oggetti e gadget, sempre caratterizzati da un segno personale ed esclusivo che lo hanno fatto identificare come uno dei grandi testimoni della sua epoca. Protagonista emblematico della scena newyorkese degli anni ’80, Haring è uno degli artisti più popolari dei nostri tempi. Ancora oggi, a quindici anni dalla morte, avvenuta quand’era ancora trentunenne nel febbraio del 1990, i suoi lavori e il suo linguaggio continuano ad affascinare il pubblico di tutto il mondo. Questo si deve, oltre al suo stile personale, anche alla capacità del suo lavoro di portare all’evidenza lati oscuri e misteriosi della vita. Questa grande esposizione milanese offre così un quadro esaustivo della complessità del suo lavoro, ne evidenzia l’attualità, ma pone anche l’accento sui complessi rapporti che la sua arte ha con iconografie e tematiche dell’arte occidentale (dal Medioevo agli anni Sessanta) e delle culture tribali africane, asiatiche e sudamericane (precolombiane in particolare).

Con la sua arte, Keith Haring ha dato vita a un vero e proprio fenomeno sociale e mass-mediologico oramai legittimato in una collocazione ‘alta’ nella storia dell'arte contemporanea. Questo aspetto significativo della sua complessa personalità è qui messo a confronto con le radici culturali e i riferimenti storico-artistici europei e americani a cui l’artista ha fatto riferimento, dal primitivismo all’arte fantastica, apocalittica, pop, espressionismo astratto.

Il percorso espositivo della mostra The Keith Haring Show dà corpo al concetto di “AllOver” caro a Haring, secondo cui "l'arte deve poter essere per tutti e dappertutto". Tra le tele di grandi dimensioni presentate alcune raggiungono le dimensioni di oltre dieci metri di base o di altezza, tra queste le scenografie realizzate per la discoteca Palladium di New York, tempio della vita notturna negli anni '80, e la scenografia realizzata per "The Marriage of Heaven and Hell" di Roland Petit per il Ballet National de Marseille. Saranno inoltre esposte le famose "subway drawings", le maschere "primitive" e cubiste, i grandi vasi di terracotta, le sculture totemiche in legno pittogrammate e quelle in metallo con i suoi omini realizzati con colori primari, le statue in gesso del David di Michelangelo o Madame Pompadour.

Queste sono solo alcune delle sorprese che la mostra riserverà ai suoi visitatori, che potranno muoversi tra le opere di Haring come all’interno di un'unica grande opera colorata e fantasmagorica.

In occasione della mostra, Skira edizioni ha pubblicato un catalogo con testi in lingua italiana ed inglese, a cura di Gianni Mercurio e Demetrio Paparoni. Il volume contiene testi appositamente realizzati da David Galloway, Timothy Greenfield-Sanders, Julia Gruen, Kim Hastreiter, Fernanda Pivano, Arturo Schwartz, Tony Shafrazi e nuove interviste a Jeffrey Deitch e Peter Halley, oltre a una serie di estratti da interviste inedite realizzate da John Gruen, il biografo di Keith Haring, all’artista e a suoi amici, fra i quali Yoko Ono, William Burroughs, Leo Castelli, Henry Geldzhaler, Timothy Leary, Roy Lichtenstein e Madonna.

Per enfatizzare ulteriormente il concetto di “AllOver” che ha caratterizzato la creatività dell’artista, Chrysler ha prodotto uno spettacolare filmato, appositamente realizzato per la mostra ed integrato da video tratti dagli archivi della Keith Haring Estate, dal titolo “Haring AllOver, un viaggio con Chrysler”.

Il film di Christina Clausen ha proietato i visitatori in un viaggio virtuale presso le città del mondo in cui Haring ha realizzato grandi opere pubbliche. La sala Chrysler, con una scenografica proiezione multiscreen, porta all’interno della mostra contributi video e interviste inedite girate a New York, Chicago, Philadelphia, Parigi, Dusseldorf, Berlino, Anversa, Knokke, Montecarlo. Un viaggio virtuale che culmina a Pisa, dove l'artista ha realizzato pochi mesi prima della morte il suo ultimo meraviglioso murales, la sua eredità spirituale, intitolato non a caso "Tuttomondo". La mostra comprende anche fotografie di Timothy Greenfield-Sanders, Tseng Kwong Chi e altri.

Le opere selezionate provengono da importanti collezioni americane ed europee e dalla collezione di The Keith Haring Estate.

Julia Gruen vive e lavora a New York, è stata assistente personale di Keith Haring dal 1984 ed è dal 1990 direttore di "The Keith Haring Foundation".

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