Sironi
La Grande Decorazione
A cura di Andrea Sironi
La mostra Sironi. La Grande Decorazione è dedicata alle opere monumentali, affreschi, mosaici, sculture, vetrate, allestimenti, realizzate dall’artista tra la fine degli anni Venti e i primi anni Quaranta. Oltre trenta furono le commissioni pubbliche di Sironi in quel periodo. Si possono citare, tra le imprese più celebri, la vetrata La Carta del Lavoro (Ministero dell’Industria, Roma), la Mostra della Rivoluzione Fascista del 1932, tenutasi al Palazzo delle Esposizioni di Roma, i molti interventi per la V Triennale di Milano tra cui il murale Il lavoro nel Salone d’Onore, i teleri del Palazzo delle Poste di Bergamo L’Architettura o Il lavoro in città e L’Agricoltura o Il lavoro nei campi, l’affresco L’Italia tra le Arti e le Scienze nell’Aula Magna della Città Universitaria di Roma, gli affreschi della Casa Madre dei Mutilati a Roma, quello, Venezia l’Italia e gli Studi, dell’Università di Venezia a Ca’ Foscari, il mosaico del Palazzo di Giustizia di Milano, la vetrata L’Annunciazione dell’Ospedale Maggiore di Niguarda a Milano, e le opere conservate presso il Palazzo dell’Informazione di Milano, già Palazzo del “Popolo d’Italia”: il rilievo Il Popolo Italiano, il balcone in porfido sulla facciata, e il mosaico L’Italia corporativa all’interno, originariamente concepito per la VI Triennale.
Questa produzione riveste un’importanza centrale nel percorso creativo di Sironi, che fu convinto assertore del primato dell’opera d’arte realizzata su commissione pubblica, rispetto alla pittura “da cavalletto”, al quadro realizzato nello studio e destinato al mercato dell’arte. Nel suo operare artistico e nei suoi scritti sull’arte Sironi ribadì la necessità del ritorno alla decorazione di grandi superfici murarie, già gloria e vanto dell’arte italiana, non per tornare al passato ma per realizzarvi arte moderna. Decorazione, Grande Decorazione, affermava Sironi, furono gli affreschi di Masaccio e di Piero, le tombe tebane e la Cappella Sistina. Il suo concetto di decorazione è pertanto del tutto antitetico rispetto a quello, ottocentesco, della decorazione - ornamento. Ovunque, nel mondo, negli anni venti e trenta, una domanda assilla gli artisti, siano essi quelli legati alla Bauhaus o i costruttivisti russi, i muralisti messicani o Léger: è la domanda su quale sia il ruolo dell’artista e dell’arte nel mondo moderno. La crisi della pittura “da cavalletto” è avvertita da tutti e febbrilmente si tenta di trovare nuove strade del rapporto artista - pubblico e nuove forme di pratica artistica. L’idea sironiana della Grande Decorazione fu una delle risposte più attrezzate intellettualmente e più produttive a questa inquieta riflessione sulla destinazione dell’arte moderna. Ma fu anche uno dei principali veicoli di rappresentazione e propaganda del fascismo italiano, il che fece cadere su di essa nel dopoguerra l’ombra di una inevitabile damnatio memoriae. Solo oggi è possibile accostarsi a questo momento significativo di storia della cultura oggettivamente e criticamente, in modo lontano sia da ogni celebrazione sia da ogni polemica.
Ad alcune delle imprese monumentali di Sironi sono stati dedicati, nel corso degli ultimi quindici anni, mostre e contributi scientifici specifici. Tuttavia, nessuna esposizione e nessuno studio sono stati dedicati finora a questo tema fondamentale della teoria e della pratica dell’arte sironiane nel suo insieme, contrariamente a quanto è avvenuto a proposito di altri aspetti della produzione dell’artista, dall’illustrazione all’architettura, dalla scultura alla scenografia e alle arti applicate, già esaurientemente analizzati e portati a conoscenza del pubblico. Questa mostra rappresenta quindi un punto d’arrivo e un coronamento di quasi vent’anni di studi sironiani, colmando una lacuna, probabilmente la più grande ancora esistente nella conoscenza della sua opera.
Per le imprese monumentali Sironi dipinse un grande numero di grandi cartoni a tempera, e una sterminata quantità di studi, bozzetti e schizzi di più piccolo formato. Una selezione di trentotto opere di grandi dimensioni e di oltre centocinquanta disegni e tempere più piccoli costuisce il nucleo centrale della mostra, e offre al pubblico un panorama esauriente e spettacolare di un corpus grandioso, di straordinario interesse, e ancora in gran parte poco noto, l’“officina” dalla quale scaturirono le opere pubbliche. Queste, salvo poche eccezioni intrasportabili, sono documentate nella sezione didattica della mostra attraverso suggestive immagini fotografiche in back light.
Dopo essere stata presentata a Bologna, presso la Pinacoteca Nazionale (30 novembre 2003 - 11 aprile 2004) la mostra è presentata nel luogo che più di ogni altro è legato storicamente alla Grande Decorazione sironiana: la Triennale di Milano. La V Triennale del 1933 costituì l’episodio centrale tra tutte le grandi commissioni pubbliche dell’artista, sia per la vastità e l’importanza dei suoi interventi, sia per il ruolo preminente che egli ricoprì nella manifestazione, che si spostava in quell’anno dalla storica sede di Monza al nuovo edificio costruito appositamente da Muzio nel Parco Sempione di Milano, il Palazzo dell’Arte. Ideologia e pratica della decorazione parietale trovarono nella Triennale del 1933 il loro più compiuto “manifesto”: il maggiore ciclo pittorico di tutto il decennio in Italia. Oltre trenta artisti, chiamati da Sironi, decorarono i muri del Palazzo dell’Arte, tra i quali Carrà e Cagli nel vestibolo inferiore, Sironi stesso, De Chirico, Campigli e Funi nel Salone d’Onore, in una grande nicchia del quale trovò posto anche il mosaico di Severini Le arti, l’unica opera oggi ancora conservata nella collocazione originaria, scampata alla distruzione del ciclo avvenuta dopo la chiusura dell’edizione del 1933 della Triennale. Un’altra opera fondamentale della Grande Decorazione sironiana, il mosaico L’Italia corporativa, avrebbe dovuto costituire, sulla parete di fondo dello Scalone del Palazzo, un’immagine chiave della successiva edizione, la VI Triennale del 1936. Ciò riuscì solo in parte: del mosaico fu completato in tempo solo il settore centrale, che tuttavia risultò di grande impatto e profondamente suggestivo nella sistemazione appositamente concepita da Giuseppe Pagano. L’Italia corporativa nella sua integrità sarà presentata solo l’anno successivo, e non a Milano ma all’Esposizione Internazionale di Parigi.
Alla mostra si affianca una vasta monografia sulla Grande Decorazione sironiana, edita da Electa, con un apparato iconografico di oltre ottocento immagini e nella quale a ciascuna delle imprese monumentali dell’artista è dedicato un saggio specifico. Curata da Andrea Sironi, questa monografia è il risultato di diversi anni di studio dei membri di un ampio comitato scientifico formato da Libero Andreotti, Rosanna Barbiellini Amidei, Emily Braun, Claudia Gian Ferrari, Giovanna Ginex, Elisabetta Longari, Mariastella Margozzi, Maria Perosino, Elena Pontiggia, Michela Scolaro e Tulliola Sparagni.
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