5 Aprile. 30 Aprile 2006.

Triennale di Milano
DESIGN
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Evento collaterale dei Saloni 2006 organizzato da Cosmit. In mostra emozioni e visioni di 35 importanti figure del complesso universo artistico femminile sul tema della casa e dei rapporti che al suo interno si intrecciano.

Negli ultimi vent’anni il territorio della creatività nelle arti visive, nel cinema, nella letteratura, e in molte altre discipline, è stato percorso ed esplorato da un inedito e nutrito drappello di presenze femminili,sempre più interessanti, singolari e attraenti.

Tale affermazione non sottende alcunché di vagamente femminista, ma prende semplicemente atto di una realtà socio-culturale in continua evoluzione, che vede nella presenza femminile l’aspetto più propositivo, sovvertitore e innovativo nello scenario culturale e artistico di questi ultimi decenni.

Tra l’altro, con l’utilizzazione di tutti i media a disposizione – installazione, performance, video, fotografia, o disegno – l’artista al femminile ha sottratto all’opera d’arte aura e mistero, avvicinandola più decisamente alla vita quotidiana, al proprio vissuto e a una conquistata consapevolezza di ruoli.

La mostra Il diavolo del focolare si configura come un attraversamento di stati d’animo, emozioni, coinvolgimenti di sensi a volta lievi a volte pesanti, a seconda delle interpretazioni date dalle diverse artiste dell’idea di casa come luogo dell’anima o dell’immaginazione, come territorio da inventare oppure ancora come sede e dimora dei propri sogni o dei propri incubi.

Gli alberi di Lara Favaretto colgono attimi di mutamento, passaggi di stato, metamorfosi, nel desiderio 
– fra il giocoso e il serioso – di regalare allo spettatore una speranza di cambiamento o una fantasia di spensieratezza.

Mentre la stanza di Paola Pivi – chiusa e ossessiva nella decorazione minimale e quasi impercettibile 
– ne azzera speranze e desideri con la sua energia disarmonica fortemente disturbante.

Lo spazio buio di Tracey Emin accoglie un diario personale per immagini, che raccontano, con un’autenticità e una schiettezza brutali e al tempo stesso disarmanti, aspetti intimi e atteggiamenti scandalosi.

Leggiadra, attraente, confortevole e consolante la stanza di Lily van der Stokker, dove un wall painting di nuvole e fiori si spande fino a coprire il divano, in un poetico canto di tenera festosità ma insieme rimando di deteriorabilità e di effimero.

Praticamente una stanza dell’anima, dove rifugiarsi e riconoscersi, è quella di Patti Smith: a dividere lo spazio quadrato, due tavoli, due punti di meditazione – quello dell’artista visivo (un’opera di Marco Tirelli, che da sempre svolge una profonda disamina delle regole geometriche e del rapporto spazio-volume) e quello del poeta (una sedia quale luogo del raccoglimento contemplativo); nel punto d’incontro delle linee immaginarie una frase simbolica, a epigrafe del suo essere artista e poeta.

La stanza-teatro-messa-in-scena di Irene Papas ci trasporta, con la ricostruzione del personaggio di Teodora – regina ammaliante e malvagia – nella straordinaria decadenza del periodo bizantino, dove ogni eccesso, sfrenatezza o esuberanza diventava stile di vita ma anche di morte, dove la spietatezza era simbolo di raffinatezza intellettiva e l’intrigo di corte rappresentava la più ampia manifestazione del potere.

Un’altra stanza e la scena cambia ancora: una struttura di fili sottili sospende a mezz’aria arazzi con i motivi grafici di Pae White, costruendo corridoi colorati che trasformano l’immaginazione in realtà visiva attraverso un percorso di levità e fragile consistenza. Al centro della stanza un grande letto, ricoperto da un ampio arazzo che riprende i colori e il pattern visivo degli intrecci sospesi.

Nell’ottava e ultima stanza, cinque grandi schermi al plasma proiettano visioni oniriche e surreali di Chiho Aoshima, in cui è forte la relazione con la tradizione decorativa giapponese, ma anche con l’estetica pop dei manga e la grafica dei cartoon; poesia e fiaba, immaginazione e colore, estetismo digitale e raffinatezza di disegno ci conducono in una dimensione suggestiva e fantastica nella quale i grattacieli si animano e la vegetazione è percorsa da strane specie viventi con gli occhi a mandorla.

Attorno alle stanze espressamente realizzate per l’evento, è ricostruita una complessa e dialettica immagine di interior, con opere di artiste che con il tema della casa in vario modo e nei vari tempi si sono confrontate: dallo zerbino di chiodi con la scritta Welcome di Mona Hatoum al tavolo di gesso, legno e vetro di Rachel Whiteread che produce il sentimento di uno spazio negativo, come se nella cristallizzazione del calco dell’oggetto fosse insito il concetto stesso di privazione.

O ancora la seggiola-manichino dissacratoria e allusiva di Sarah Lucas, l’impossibile cucina di Rosemarie Trockel, con la quale l’artista rimette in discussione ruoli e preconcetti dell’universo femminile; o le otto lame di coltello ciascuna con incisa una parola, una frase, di Eva Marisaldi, impegnata nel ridiscutere e riproporre in termini diversi gli elementari elementi del quotidiano; e ancora l’enorme divano tondo di Angela Bulloch con il quale il pubblico deve interagire ponendosi in complicate situazioni di instabilità.

L’installazione di Sarah Ciracì, con due immense viti filettate che fuoriescono dal pavimento squarciandolo, punta il dito verso i rischi e le angosce del nostro mondo tecnologico; e poi le valige impilate di Zoe Leonard, quasi un monumento a ricordo del padre Robert, silenzioso atto di memoria e di amore; e la Virgin di Kiki Smith, simbolo, figura metaforica, allegoria della donna posta in un angolo, eccentrica rispetto al mondo che le sta attorno, mentre dalla sua bocca escono fiumi di parole che nessuno ascolta; 
ai suoi piedi l’accumulo di Jessica Stockholder, arruffato e colorato di attrezzi per pulire la casa, inutilizzabili e semplicemente emblematici della vacuità dell’oggetto; Spazi bucati è il titolo dell’installazione di Alessandra Tesi con 24 fotografie di interni di case di abitazione, abbandonate, svuotate, ma con forti impronte e tracce di memoria della vita di chi vi aveva abitato.

Il giocoso e rigoroso allestimento di Matali Crasset prevede contrappunti di pausa con opere a parete, come i quattro collages della serie Bedtimesquare di Monica Bonvicini nei quali il letto è trasformato in luogo di tortura o di gabbia-prigione, mentre nel dipinto di Margherita Manzelli Tutte le teorie si equivalgono il letto sul quale è seduta una anoressica fanciulla bendata è come sospeso, e punteggiato di farfalle scure che nulla hanno di armonioso e tanto meno di leggiadro.

Ancora letti: quello dello psicanalista sul quale resta, nella fotografia di Sarah Jones, l’impronta del corpo di chi si è appena liberato dalle proprie angosce abbandonandole sul copriletto; quello di una camera da ragazza nella fotografia di Stefania Galegati, dove la traccia di un uomo lascia un segno così profondo da sottrarre anche la realtà di una spalliera di legno; o infine quello che si scopre all’interno di un container insieme a una nutrita schiera di housekeepers di colore, nel frame dal video della performance di Vanessa Beecroft.

Nella grande fotografia di Sam Taylor-Wood un giovane a torso nudo gioca con i suoi cani, ma alla base, quasi una ‘predella’, una sequenza di scene erotiche all’interno di un ipotetico bagno turco contrastano l’apparente armonia della scena bucolica.

Simbolica, ieratica, emblematica la fotografia di Marina Abramovic nel gesto di pulire la casa prima di abbandonarla. Fantasia assolutamente kitch nella fotografia di un salotto borghese dove uomini e cose sono rivestiti da Sandy Skoglund di cipster per il Cocktail party, una polemica critica nei confronti di una società che ha perso la propria identità culturale e sociale.

Gli elementi di arredo della casa sono il soggetto di una serie di fotografie di Paola Di Bello, che li rintraccia abbandonati nelle discariche o in mezzo ai prati e ce li riconsegna riposizionando l’immagine nel verso nel quale originariamente erano vissuti.

Due giovani artiste presentano video: l’olandese Tessa Manon den Uyl incarna un personaggio da fiaba che con lenti movimenti scanditi da un ritmico e calmo sonoro estrae una bacchetta con la quale manifesta una barca e poi una casa e mentre questa prende fuoco e lentamente si distrugge, la fanciulla sceglie la morte, impiccandosi e l’ultima immagine è la fissità del vaporoso abito bianco da cui spuntano, sospesi e immobili, i piedi calzati con raffinate scarpette; la spagnola Lucia Gironés, riabilita e reinventa i luoghi della quotidianità, per ogni giorno della settimana, attraverso l’intervento del proprio corpo danzante, cosicché resti l’impronta armoniosa e giocosa nello spazio modificato da un intervento inaspettato e imprevedibile.

Per confermare l’intenzione di dare, in mostra, spazio a un linguaggio fondamentale come quello della poesia, abbiamo convinto Patrizia Valduga a recitare personalmente, attraverso un video, alcuni suoi bellissimi, intensi versi. E allo stesso modo abbiamo voluto ospitare l’intervento di tre attrici così tanto differenti e diavolesse come sono Irene Papas, Maria Cassi e Luciana Littizzetto. Irene Papas, icona del teatro classico, trasferisce al pubblico, dalla stanza che è in mostra, il personaggio di Teodora; Maria Cassi ci parla di uno spiritoso e assai pungente galateo domestico; Luciana Littizzetto racconta alla sua brillante maniera i compromettenti rapporti che avvengono tra la donna, l’uomo e i servizi della casa.

Anche La Fura dels Baus (il cui intervento tutto al femminile è stato scelto per inaugurare la sera del 4 aprile la nuova sede espositiva del Salone Internazionale del Mobile a Rho-Pero) trova collocazione nella mostra attraverso un video.

Infine la fotografia di Nan Goldin che è stata scelta come immagine della mostra e dell’intero evento: l’interno di un bar di Berlino, addobbato con ampi drappi rossi fra cui spunta la riproduzione di un dipinto di Renoir incoronato da una ghirlanda di finte rose rosse: una perfetta sintesi visiva dell’immaginario diabolico.

Artisti
Marina Abramovic (Ex Jugoslavia);
Chiho Aoshima (Giappone);
Vanessa Beecroft (Italia); 
Monica Bonvicini (Italia);
Angela Bulloch (Canada); 
Maria Cassi (Italia) 
Sarah Ciracì (Italia); 
Paola Di Bello (Italia);
Tracey Emin (Gran Bratagna);
Lara Favaretto (Italia);
Stefania Galegati (Italia); 
Lucia Gironés (Spagna);
Nan Goldin (USA);
Mona Hatoum (Palestina); 
Sarah Jones (Gran Bretagna); 
Zoe Leonard (USA); 
Luciana Littizzetto (Italia);
Sarah Lucas (Gran Bretagna);
Tessa Manon den Uyl (Olanda); 
Margherita Manzelli (Italia);
Eva Marisaldi (Italia);
Irene Papas (Grecia)
Paola Pivi (Italia);
Sandy Skoglund (USA);
Kiki Smith (Germania);
Patti Smith (USA);
Jessica Stockholder (USA);
Sam Taylor-Wood (Gran Bretagna);
Alessandra Tesi (Italia);
Rosemarie Trockel (Germania); 
Patrizia Valduga (Italia); 
Lily van der Stokker (Olanda);
Pae White (USA);
Rachel Whiteread (Gran Bretagna).

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