13 Aprile. 18 Aprile 2005.

Triennale di Milano
DESIGN
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Il primo dei tre concorsi di idee a invito in programma fino al 2007, promossi da MINI in collaborazione con l’Istituto Europeo di Design (IED) e con la partecipazione di ADI, Associazione per il Disegno Industriale e rivolti alle nuove leve del design italiano.

Molti tra i progetti consegnati hanno considerato l’utilizzo di lampioni o, più in generale, di fonti luminose dalle forme e funzioni avveniristiche e hanno posto l’accento sul rapporto duale tra luce e ombra che si risolve in maniera ludica. È questo il caso di Giardino cromatico del designer Ely Rozenberg (Roma), uno spazio urbano costellato da regolatori che, calpestati, emettono luci colorate di intensità variabile.

Tra i lavori presentati dalle università invitate si distinguono La città di Welles di Paolo Virgolini, studente del Politecnico di Milano, e In-contro luce di Mario di Mauro, studente dell’Università di Napoli Federico II. Virgolini, immaginando Milano come una delle tante città invisibili descritte da Italo Calvino, ha concepito un oggetto luminoso astratto da tutto ciò che lo circonda. In sostanza, un disco alieno e “immediatamente riconoscibile, surreale e in continua evoluzione”; di Mauro utilizza, invece, luce e ombra per intervenire sul traffico pedonale e automobilistico. Gli studenti del corso di design dell’Istituto Europeo di Design hanno partecipato al concorso proponendo ipotesi sull’illuminazione della Stazione Centrale di Milano.

Tra gli altri progetti si segnalano Via col velcro di Lucio Lazzara, designer di Milano. Il progetto pone l’accento sull’aspetto “slow” della luce vista come un mezzo per ricostruire un’atmosfera privata negli spazi urbani e renderli più confortevoli. Quindi una luce che rallenta i ritmi e suggerisce un “salotto urbano”, rilassato, caldo; una luce per incontrarsi, per sostare, per parlare, in sintesi una luce da soggiorno per la piazza: Abatjourban cioé un’abatjour per la città.

Diverso ma complementare il discorso per Do you light MINI? di Matteo Ragni, designer di Milano, che evidenzia l’aspetto “fast” della luce chiamando al ruolo di protagonista un oggetto tipico dell’arredamento urbano, il lampione la cui forma rimanda ai fanali della MINI che, incontrandosi danno vita a un cuore luminoso, cardine di questo progetto. Nelle ore diurne il lampione comunica con la città attraverso un cuore pulsante, simbolo del lato “fast” della città dove auto e uomini scorrono veloci e sicuri come nel sistema circolatorio del corpo umano. “Durante le ore notturne il cuore si apre dopo aver accumulato l’energia della giornata per donare alla città il suo bagliore.” Questo lampione é dotato di un sistema che, in sincrono con il movimento urbano regola l’intensità luminosa.

La giuria del MINI Design Award è presieduta da Gillo Dorfles, pittore e critico d’arte. Ne sono membri Enrico Finzi, presidente degli istituti di ricerca Astra e Demoskopea, Elio Fiorucci, stilista, Alessandro Mendini, architetto e designer, Piergiovanni Ceregioli, responsabile ricerca e sviluppo IGuzzini, Piero Castiglioni, architetto e designer, Carlo Forcolini, presidente dell’ADI.

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