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“La moda è la disciplina della contemporaneità e ha la capacità di raccontare i contrasti e i contatti del suo tempo”

La moda come progetto

15 giugno 2020

Nell’ambito di Triennale Decameron, il curatore e critico Maria Luisa Frisa ha dialogato con Paola Nicolin, storica dell’arte e dell’architettura e tra i curatori del Public Program di Triennale, a proposito del Sistema della Moda italiana e del ruolo di Milano dopo la pandemia.

“Fin dagli anni Ottanta ragioni sullo strumento della rivista, con ‘We Staff’, prima, e ora con il progetto ‘Dune’. Vorrei partire proprio dal tuo sguardo sul sistema moda che anche attraverso le riviste ha trovato il suo canale di racconto, di ricerca e di sperimentazione. Come vedi questi due progetti e come è cambiato il ruolo delle riviste?”

Paola Nicolin

“Le riviste ti permettono di esprimerti, di costruire un lavoro insieme ad altri. ‘We Staff’ nasce negli anni Ottanta nell’underground fiorentino, in quegli anni un terreno fertile dove succedevano moltissime cose: dal teatro d'avanguardia alla moda, ai negozi, alle discoteche. C’era il desiderio dei ragazzi di provincia di trascendere. E allora la rivista era ancora lo strumento per l’informazione.”

Maria Luisa Frisa

"Westuff" cover, giugno-agosto 1986

“Diversamente, ‘Dune’ è un modo di mettersi in gioco: nasce da un contesto accademico, da un lavoro intorno alla cultura della moda per dare rilevanza agli studi sulla moda. Volevamo dialogare e formare le persone attraverso lo strumento rivista e far capire che l’accademia è un luogo libero dove si può far riflettere su tutto.”

Maria Luisa Frisa

"Dune" issue 001, Dark Room. Foto Think Work Observe

“Mi interessa proprio indagare con te la capacità di tematizzare. Tu hai spesso prediletto nelle tue mostre un approccio tematico e non monografico. Qual è l’importanza secondo te di tematizzare questioni legate alla moda?”

Paola Nicolin

“Credo derivi dalla mia abitudine di ragionare ‘a mappe’. Il tema per me è apertura, confronto, definizione di qualcosa che intuisci e che in quel momento ha l’urgenza di essere detta. Sicuramente la moda è la disciplina della contemporaneità e ha la capacità di raccontare i contrasti e i contatti del suo tempo. La moda è l’unico sistema circolare: si nutre del passato per costruire un presente. Le mostre tematiche ti permettono di creare un paesaggio in cui far capire quanto la moda incida sul tessuto sociale e venga spesso sottovalutata come impronta del nostro tempo.”

Maria Luisa Frisa

Italiana. L’Italia vista dalla moda 1971-2001. Sala Identità. Foto Francesco de Luca – Commesso fotografo
Italiana. L’Italia vista dalla moda 1971-2001. Sala Identità. Foto Francesco de Luca – Commesso fotografo
Memos. A proposito della moda in questo millennio. Museo Poldi Pezzoli, salone dorato: Christian Dior Haute Couture FW 2019-20; Giorgio Armani SS 1994. Foto Francesco de Luca – Commesso fotografo
Memos. A proposito della moda in questo millennio. Museo Poldi Pezzoli, salone dorato: Christian Dior Haute Couture FW 2019-20; Giorgio Armani SS 1994. Foto Francesco de Luca – Commesso fotografo

“Negli anni hai ragionato sulla figura del Direttore creativo. Come pensi che questa figura, oggi così esposta, possa raccogliere le sollecitazioni dell’esterno, in particolare di questo momento, e portarle nel mondo della moda?”

Paola Nicolin

“Mi interessa da sempre far capire come alcune figure legate alla moda siano cambiate: il sarto, lo stilista - un termine nato in Italia e intraducibile in altre lingue - e ora il Direttore creativo. Tale figura nasce negli anni Novanta. Tom Ford può essere considerato il primo quando lavorava per Gucci. È una figura che diventa poi negli anni sempre più importante, in particolare quando i marchi iniziano a essere acquistati dai grandi brand del lusso e viene meno la figura del fondatore. Il Direttore creativo deve tenere insieme l’heritage del brand, una propria visione personale e la necessità di interpretare il presente e il futuro del brand costruendo degli immaginari complessi.”

Maria Luisa Frisa

"Domus Moda", aprile 1985. Pierre Restany, "Arte come moda"

“Hai lavorato molto sull’archivio Gucci e sei stata spesso portavoce di un’idea della moda, italiana in particolare, come progetto. Può essere l’archivio lo strumento di valorizzazione di un’identità e di una economia?”

Paola Nicolin

“L’archivio è un luogo straordinario non solo di valorizzazione ma anche di immaginazione e assume all’interno dei brand di moda un ruolo fondamentale. Inoltre è necessario per il Direttore creativo per capire il brand, per tenere insieme la storia e rivendicare un valore. Facendo un esempio, Bottega Veneta che, attraverso il suo archivio, si riappropria della proprietà intellettuale dell’intrecciato.”

Maria Luisa Frisa

Bellissima. L’Italia dell’alta moda 1945-1968. Atelier Germana Marucelli a Milano: sfilata della linea Optical, primavera/estate 1965; abiti con motivi cinetici ideati con la collaborazione di Getulio Alviani. Nell'ambiente opere di Paolo Scheggi ed Enrico Castellani. Fra i presenti alla sfilata anche Lucio Fontana e Gillo Dorfles. 1964. Foto di Ada Ardessi © Isisuf, Milano

“Quali sono secondo te i vantaggi di Milano rispetto a Parigi, guardando alla moda come produzione culturale?”

Paola Nicolin

“L’Italia ha tante ‘città della moda’. Il libro Bellissima. L’Italia dell’alta moda 1945-1968 raccontava proprio un itinerario tra le città della moda italiana: Firenze, Torino, Milano. C’è, a mio parere, la necessità di precisare un luogo per il dialogo con le altre città del mondo e Milano ha la tradizione necessaria per esserlo.”

“Ogni città credo abbia la sua peculiarità e c’è una geografia del sistema moda. Sicuramente Milano è parte di questa geografia ma ha bisogno di rafforzare la parte culturale legata alla moda. Penso ad esempio alla Fondazione Prada e, in questo, sposo quello che diceva Richard Martin, ossia che la moda e l’arte fanno parte insieme della cultura visuale contemporanea. Milano sicuramente offre incredibili spazi, dove ci sono buona parte dei designer più importanti di oggi. Non credo che Milano debba porsi con un atteggiamento di sfida verso le altre città legate alla moda ma dovrebbe invece essere un luogo forte per dialogare con gli altri luoghi.”

Maria Luisa Frisa

Maria Luisa Frisa, critico e curatore, è professore ordinario all'Università Iuav di Venezia, dove dirige il corso di laurea in Design della moda e Arti Multimediali. Indaga il Sistema della moda italiana e internazionale attraverso pubblicazioni, mostre e progetti.

Crediti

Cover photo Bellissima. L’Italia dell’alta moda 1945-1968 Mirella Petteni con un modello Jole Veneziani lungo i navigli per un servizio pubblicato su «Settimo Giorno» del 27 novembre 1958. Foto Ugo Mulas © Eredi Ugo Mulas

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