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“Triennale Milano ha iniziato una riflessione di grande respiro sul futuro della vita sul Pianeta Terra e sulle forme della produzione culturale contemporanea”

Alcune note su Verso la XXIII Esposizione Internazionale

di Stefano Boeri
2 giugno 2020

Alcune note del Presidente di Triennale Milano Stefano Boeri per guidarci al secondo appuntamento di Verso la XXIII Esposizione Internazionale di Triennale Milano, in programma l'11 giugno dalle 16.00 alle 20.00.

Distanziarsi per capire
Dobbiamo a James Lovelock – che compirà 101 anni il prossimo 26 luglio – l’intuizione di Gaia, ovvero la rappresentazione scientifica del nostro pianeta come un ecosistema unico e integrato (vedi intervista di Hans Ulrich Obrist a Lovelock e Maturana). Un’intuizione che nacque nel momento in cui Lovelock stava studiando, da scienziato astrofisico, la possibilità di abitare Marte (e che è stata ripresa nel seminario del 4 marzo dall’intervento dell’astrofisica Ersilia Vaudo Scarpetta). 

Un nuovo Antropocentrismo
Decentrare il nostro punto di vista, guardare la Terra dallo spazio, ci ha aiutato a capire come riequilibrare il nostro rapporto con la natura e le altre specie viventi. Ci ha aiutato a capire che la vita scorre senza soluzioni di continuità tra tutte le specie vegetali e animali del pianeta Terra (come ribadito nel suo intervento dal filosofo Emanuele Coccia). La grande sfida aperta dalla pandemia, ma anche prima dalla crisi climatica e dal surriscaldamento del pianeta ci pone dunque un problema di responsabilità di specie non solo rispetto al rischio di estinzione, ma rispetto al complesso delle forme di vita presenti in questa parte dell’universo.

Moon Lunar Orbiter-Lunar Orbiter II, © NASA

Fragilità come consapevolezza
L’esito di questa pandemia, oltre che la percezione di un rapporto profondo, consustanziale, con le altre forme di vita sul pianeta Terra, ci ha trasmesso un profondo sentimento di fragilità. Fragilità non solo rispetto ai rischi di infezioni nate da altri processi di spillover, ma anche nel senso dell’incapacità della nostra specie di affrontare secondo una geopolitica comune, coerente e efficace le sfide derivate dalla crisi climatica e ambientale. Fragilità non solo delle politiche sanitarie, ma in generale degli stati nazionali, delle istituzioni internazionali a stabilire politiche e normative in grado di affrontare le emergenze della pandemia, anche dal punto di vista dei diritti e dei doveri dei cittadini (come ci ha ricordato il giurista Adolfo Ceretti nel suo intervento per il sito di Triennale).

Le eredità della Pandemia
Gli ultimi mesi, che hanno reso pervasivo l’uso della rete e degli strumenti di comunicazione digitale, aprono dunque una sfida nuova non solo alla politica, ma soprattutto alle istituzioni culturali, chiamate a immaginare un mondo nuovo. Una sfida che riguarda innanzitutto le nuove forme dello “stare insieme” in condizioni di obbligata distanziazione dei corpi (un tema studiato dalle discipline della prossemica e anticipato dai seminari di Roland Barthes al Collège de France nel 1976) ma anche i rischi di un eccessivo controllo digitale sui comportamenti e di una sorveglianza che riduce il diritto alla privacy e la libertà individuale.

Una Cultura nuova per un nuovo Mondo
La diffusione del contagio nel mondo rischia di lasciare pesanti strascichi nella condizione economica e sociale di migliaia di operatori del settore della cultura e di aprire voragini nella sostenibilità di molte delle più importanti istituzioni culturali internazionali. Un rischio inaccettabile se si pensa a come le società contemporanee abbiano invece proprio oggi un estremo bisogno della capacità degli artisti, dei designer, dei creativi di immaginare soluzioni per produrre cultura e affrontare una nuova fase nella vita delle città e dei territori del pianeta. Una sfida che non può risolversi solo con una logica adattativa degli spazi dei musei e delle istituzioni alla fase post pandemica, ma che richiede l’invenzione di nuovi formati espositivi e nuove modalità di percezione e fruizione pubblica dell’arte.

Un movimento transnazionale 
Dopo la straordinaria esperienza della XXII Esposizione Internazionale curata da Paola Antonelli dal titolo Broken Nature, che ha anticipato molte delle questioni oggi di attualità nel mondo, Triennale Milano ha iniziato il 4 marzo scorso una riflessione di grande respiro sul futuro della vita sul Pianeta Terra e sulle forme della produzione culturale contemporanea, che mira a raccogliere attorno a sé una selezione delle migliori istituzioni internazionali di cultura, arte, design, ricerca scientifica. Lo scopo è di contribuire a creare una rete di luoghi e istituzioni che si candidi a promuovere quella vasta e cosmopolita Scuola del Futuro di cui l’umanità ha oggi un impellente bisogno.

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